Poche idee, ma confuse.

Di che cosa parlo in questo angolo di spazio libero

mercoledì 3 aprile 2024

Hoxton Street

Shoreditch, Hackney, Londra

Tanta era la voglia di fuggire da Mansford Street, che finii a farmi ospitare a pagamento dal più giovane dei fratelli Mannimazov, e dalla ex del mio amico che piangeva miseria ma che poi un giorno mi salvò la vita.

Al ritmo attuale di un post ogni tre anni (media ponderata), i ricordi sbiadiscono e si fanno sempre più flebili, mischiandosi al prodotto alternativo di una mente che si rifiuta di preservare informazioni inutili, eccessive, a volte dolorose. Qui, nel cuore della trendy Shoreditch, poco dolore ma anche gli ultimi spasmi della storia con Eleonora, a questo punto scaduta da due anni e ormai rancida. Dalle simili proprietà nutritive, e ugualmente gratificante e dannoso come una botta d'eroina, il lamachun kebab del negozio sotto casa: misto di agnello topo e altre carni non specificate, conservato per giorni a tempreatura ambiente e passato alla griglia per il tempo necessario ad uccidere i batteri più pericolosi, ed a separare la carne dal grasso che così più facilmente poteva attaccare i recettori del sistema nervoso e costringerti a desiderarne ancora, senza fine, pur cosciente del male che ti stavi infliggendo. Ecco, ora non ricordo più se parlavo di Eleonora o del kebab.

Una casa di transizione, con pochi ricordi memorabili che includono il trasloco in bicicletta menzionato nel post precedente. Una notte degna di Sting. E una piadina turca con un ridondante macinato fine, che non sono più riuscito a ritrovare, come quei sapori antichi di quando eri bambino, solo che non eri bambino e il sapore era quello di grasso bruciato, salsa piccante e tristezza. 

Ma la felicità stava per tornare, e ci aspettava a Engelfield Road.

lunedì 2 dicembre 2019

Mansford Street

Bethnal Green, Tower Hamlets, Londra

Innanzi tutto, per cominciare, un paio di aggiornamenti su quanto dichiarato nel post iniziale di questa serie. Come si evince dal post precedente, non solo mi sono poi sposato, ma addirittura potrei essere sulla strada per diventare padre*. Strada lunga, vedremo dove ci porterà. Poi Marcolino non si è sposato. Organizzazione Randazzo. Poi il Regno Unito ha votato per uscire dall'Unione Europea, e da allora ogni giorno le notizie sembrano scritte da una mente più folle, in un vortice di commedia nera che farebbe invidia a Ciprì e Maresco, se non fosse affatto commedia.
Ma quel giorno di Febbraio il pensiero era lontano da tutto questo, e quel che cercavo era solo una via d'uscita da Turin Street. L'uscita si sarebbe poi rivelata la più classica brace sotto la padella, ma cosa potevo saperne. Le ricerche di un nuovo ricovero per me e Marcolino si rivelarono complesse, per una serie di motivi: ero nuovo a Londra, ero nuovo del mondo delle stanze in affitto, eravamo entrambi disperati (sull'orlo delle pezze al culo ma, visti i precedenti 28 anni di vita, decisamente a un punto molto basso), avevo fretta, non avevo internet. La combinazione di circostanze si produsse in un cocktail velenoso: una viewing con un ragazzo napoletano, l'idilliaca visione del brasiliano seduto in salone con in mano un joystick della playstation e Winning Eleven che scorre sul televisore, il canto delle sirene, la connessione a internet.
Per soli £700 al mese ci aggiudicammo due letti di cartone in una casa di tossicodipendenti, in un council bloc (ancora un gradino sopra le orripilanti torri che ci facevano ombra poco più in là) con discreta vista sui grattacieli della City (se solo avessi saputo proteggermi dall'abbaglio, come allo stesso modo non seppi fare a Zetland Street, due anni dopo, accecato dalle luci di Canary Wharf). La vita trascorreva serena, tra uno svedese che esclamava "no shit!" più spesso di quanto io non riuscissi a sbattere gli occhi, vagonate di cocaina ad alimentare dubbi festini alle 7 di mattina con gli scarti della disperazione del Fabric, provviste che si smaterializzavano in un frigo dove neanche i Ghostbusters avrebbero saputo arrovellarsi, e un misterioso oggetto a forma di aspirapolvere di cui nessuno sembrava conoscere lo scopo, catapultato nel nostro sottoscala da una prima stesura del soggetto di 2001: Odissea Nello Spazio che venne poi scartata a favore di un monolite.
Una sistemazione singolare, a cui si associano a distanza di anni ricordi singolari. In ordine sparso, il bastone per svegliare Marcolino che russa; le canne con gli occhi umidi alle sei del pomeriggio quando Marcolino se n'era andato, lasciandomi solo con la consapevolezza che non si poteva tornare indietro, ma che non sembrava esserci molto davanti; la prima volta a letto con un'altra dopo Eleonora; "secondo me tu non resisti qui a Londra, tra meno di un anno sei di nuovo a casa" (magari le parole non testuali ma il concetto, uno dei più lucidi espressi in sei mesi dal coinquilino veneto, molto chiaro); l'arrivo di una persona che fece degli errori gravissimi, e quella sera in cui invece semrbava che stesse facendo le scelte giuste; la bicicletta nel sottoscala, accanto all'aspirapolvere; le docce con quel filo di acqua calda che svaniva proprio mentre la schiuma cominciava a scendere verso gli occhi; il meccanico che aveva capito che non amavo la mia bicicletta, e che sfrontatamente me lo dice; dubbie interazioni con una dubbia agenzia, fino al giorno in cui, finalmente, riuscii a farmi ridare (quasi) tutto il deposito e a partire, in bici, valigia in spalla, verso Hoxton Street.

*N.B. la stesura originale di questo post risale alla primavera 2017. La post-produzione e pubblicazione hanno seguito i ritmi della Brexit, poi esasperate hanno rinunciato e si sono svincolate.

mercoledì 27 dicembre 2017

70 anni

Compie oggi 70 anni la Costituzione repubblicana. Il momento più alto di un popolo spesso mediocre.

domenica 14 maggio 2017

E ora una buona notizia:

English winemakers have already reported “catastrophic” crop damage after the worst frost in a generation wiped out at least half of this year’s grape harvest.

domenica 8 maggio 2016

Turin Street

Bethnal Green, Tower Hamlets, Londra

Che posto di merda. Ci passai solo una decina di giorni, riuscendo rapidamente a convincere Marcolino che la sistemazione non rispondeva appieno alle nostre esigenze. Una mezza topaia, al piano terra di un Council Estate (di quelli di un tempo, non una gioia per gli occhi ma nemmeno uno di quegli orrendi tower blocs i cui architetti dovrebbero essere condannati all'interdizione perpetua dal bello, e mandati a vivere a Cardiff), senza internet e senza la possibilità di installarlo, poiché la qual cosa avrebbe comportato la necessità di installare una linea del telefono. Coinquilini singolari di cui non ricordo più praticamente nulla, se non che uno viveva di notte ed era un personaggio discutibile, l'altro era in realtà una coppia di giapponesi, con un qualche progetto grafico di stop motion, una qualche fobia sulla cucina, e una bicicletta Peugeot. La nostra stanza, con delle scatole a fungere da comodini, aveva il letto a una piazza e mezzo. Marcolino è alto un metro e novanta, russa e si agita nel sonno, e suole svegliarsi con una vibrante erezione che all'epoca tendeva a portarsi via il piumone nella sua interezza, a Gennaio, a Londra. Come detto all'inizio, non durammo molto in quel posto, e tale era il mio desiderio di andarmene il prima possibile, che finimmo a Mansford Street.

mercoledì 24 febbraio 2016

Scrivere sui blog è un retaggio del passato

Ho recentemente scoperto che scrivere sui blog è ormai un retaggio del passato. Oggi si twitta, si instragramma, si snapciatta, o chissà quale altra parola (o piattaforma web) sia diventata l'ultimo grido da quando ho scoperto che scrivere su un blog è ormai un retaggio del passato. Ovviamente non potevo rimanere indifferente a tale scoperta, e così dopo circa due anni (più o meno da quando i blog sono passati di moda) ho deciso di scrivere di nuovo sul blog. 

E per celebrare appropriatamente, ho deciso di scrivere non uno, ma una serie di post. Traggo l'ispirazione dallo stesso blog dove ho scoperto che i blog non sono più di moda. E quindi una serie di post, per marcare il cambiamento (o meglio, la serie di cambiamenti) che avrà luogo nel 2016. Quest'anno, in ordine sparso, mi sposo, cambio lavoro, Marcolino si sposa, il Regno Unito vota per uscire dall'Unione Europea, scrivo di nuovo sul blog. Perciò sembra appropriato fermarsi un momento al valico, guardare indietro, prendersi un minuto e pensare alle cose che sono state, per poter più lucidamente poi guardare alle cose che saranno.

Una delle costanti che possiamo utilizzare per valutare il passato che ci lasciamo alle spalle è la casa. Casa, quel posto dove torniamo, quel posto in cui cresciamo, in cui viviamo, a cui leghiamo ricordi, sensazioni, odori, quel posto in cui camminiamo al buio senza mai inciampare. Io la mia vita l'ho vissuta quasi tutta nella stessa casa (fatti salvi i cinque mesi a Madrid per l'Erasmus) fino al giorno in cui sono partito per Londra, e quindi ho deciso di ripercorrere il cambiamento attraverso le case, una per una, da quel giorno di Gennaio in cui ho cominciato a scrivere una pagina nuova. Anche perché a Giugno potrei diventare straniero in patria (quale patria?) e dover seriamente cominciare a pensare di nuovo a una casa nuova. O perché poco dopo potrei dovermi piegare alle pressioni di quella che sarà allora mia moglie, e pensare a un nuovo posto dove anche lei si possa sentire a casa.

La mia prima esperienza con la casa a Londra non fu proprio di quelle che ti fanno pensare "ho trovato la mia nuova casa", anzi. Tutta colpa di quel momento di follia in cui pensai di affidarmi all'organizzazione Randazzo, e mi ritrovai a Turin Street.

lunedì 11 agosto 2014

E quindi

E quindi, così per dire, dopo cinque anni e mezzo da quel giorno in cui feci le valigie, apro il giornale e cosa vedo? Vedo il Ministro dell'Interno (lasciamo per un attimo da parte che sia stato per anni il pupazzo di Berlusconi e il referente delle cosche), in un governo in coalizione con ciò che rimane della sinistra italiana, riferirsi ai venditori ambulanti sulle spiagge come vu cumprà, che infastidiscono gli italiani in vacanza. Lasciando da parte il fatto che non si capisce perché Alfano discrimini contro i turisti stranieri che possono a quanto pare essere disturbati (e continuiamo a lasciare cose da parte), la sensazione che più mi deprime non è quella dovuta al fatto che nel 2014 il Ministro dell'Interno in Italia possa essere razzista, ma che nessuno a sinistra ne chiederà le dimissioni. Certo, una volta che ce l'hai messo a fare il Ministro non è che ti puoi scandalizzare che si lasci andare a uscite razziste. Del resto tutto ciò accade lo stesso giorno in cui verrà eletto alla guida della Federcalcio uno che serenamente dice che i negri mangiano le banane.

Tutto questo dopo cinque anni e mezzo da quel giorno in cui feci le valigie. La situazione, se possibile, è peggiorata. E fa male. Certo, anche qui non è che si stia tanto meglio. Ma almeno il razzismo si esercita con stile. Che alla fine è una cortesia che non puoi non apprezzare, come quando ti tirano un missile sul tetto, ma prima ti telefonano per avvertirti.

Che tristezza.

mercoledì 17 luglio 2013

From the inside room, when the front room greeting becomes your special book, it was simple then.

mercoledì 15 maggio 2013

La questione morale

Diventa sempre piu' difficile vivere rispettando i propri principi morali. Ci muoviamo ogni giorno tra mille azioni quotidiane, in maniera generica ispirate ad una personalissima etica (quel misto di sentimenti personali, educazione, peer pressure e condizionamenti piu' o meno consci derivanti dalla societa'), e pronti a riconoscere e tollerare alcune contraddizioni, le eccezioni alla regola.
Quel che risulta difficile e' cogliere la sottile differenza tra l'etica che percepiamo e l'etica che pratichiamo. Mai ammetteremmo di essere disposti a fare o tollerare una determinata azione, salvo poi compierla o tollerarla inconsapevolmente. Non parlo di finta etica esposta ad uso e consumo degli altri, ma chiaramente di facciata; parlo nello specifico di cose che sinceramente riteniamo oltre il limite, spesso anche con intransigenza. Intransigenza che rende ancor piu' difficile riconoscere il fallo.
Leggevo oggi di una ricerca scientifica condotta da un economista su un gruppo di persone che, libere di scegliere, salvano le vite di topi di laboratorio in eta' da pensione finche' non viene introdotto un corrispettivo in denaro, in cambio del quale circa 3 topi su 4 vengono mandati al Creatore senza troppi rimorsi. I fattori economici influenzano i nostri comportamenti, e' la morale della favola. A che prezzo accetteremmo, pur riluttanti, di vendere nostra madre? Ma fin qui manca la sorpresa. Spostiamoci allora in Bangladesh, dove il crollo di una palazzina ha provocato la morte di oltre 1.000 persone. Bene, in quella palazzina molti colossi dell'abbigliamento producevano merce da rivendere in Occidente, e che con molta probabilita' stiamo indossando in questo momento. Mentre magari parliamo con un amico o controlliamo la mail sul nostro iPhone, prodotto dalla foxconn in Cina durante turni di 14 ore e salari che si aggirano sui 3 dollari al giorno per lavoratore. Ovviamente senza prevedere giorni di malattia, maternita', diritto di sciopero, ammortizzatori sociali. Accetteremmo una azienda in Italia che sottopone i propri lavoratori a suddette condizioni? Lasceremmo persone a cucire in stabili che sono delle vere e proprie bombe ad orologeria (questo, a quanto pare, lo facciamo, vedi il crollo della palazzina a Barletta)? Eppure, siamo disposti a rinunciare al nostro telefono, o alla maglietta che indossiamo? O saremmo disposti, almeno, a pagare un giusto prezzo per questi oggetti al fine di garantire condizioni di lavoro umane (chesso', 3000 euro per un telefonino)?
E si potrebbe andare avanti all'infinito, dalle banane che compriamo al supermercato al fatto stesso che compriamo al supermercato. Io personalmente non compro libri su amazon e non mangio da Mcdonald e non bevo coca cola, ma dubito che le tre aziende risentano particolarmente delle mie azioni individuali. E comunque uso un Samsung e compro jeans e boxer da Gap. Per limitarmi ai comportamenti legali. E quindi? Torno a casa disperato tutte le sere pensando ai crimini di cui mi rendo complice? Mi straccio (letteralmente, in questo caso) le vesti? No. La vita e' una merda, e lo rimane indipendentemente dai miei comportamenti. Per quanto possibile cerco di informarmi, di fare delle scelte consapevoli e ragionate laddove possibile, e di non lanciarmi in una critica ipocrita se io stesso ho le mani e la coscienza sporche. Cerco di dare il mio contributo per rendere migliore la vita di qualcun altro, e non perdo occasione per fare presenti le mie personalissime ragioni a motivare piccole azioni che individualmente non portano a nulla, ma collettivamente possono avere un impatto. Risultando piacevole come un gesso strusciato con le unghie su una lavagna mentre uno stereo trasmette Guccini. Ma almeno ci penso, e magari non servira' a niente, ma non mi illudo che il mondo sia meraviglioso, e che un barattolo di pelati possa costare veramente 1 euro.