Bethnal Green, Tower Hamlets, Londra
Innanzi tutto, per cominciare, un paio di aggiornamenti su quanto dichiarato nel post iniziale di questa serie. Come si evince dal post precedente, non solo mi sono poi sposato, ma addirittura potrei essere sulla strada per diventare padre*. Strada lunga, vedremo dove ci porterà. Poi Marcolino non si è sposato. Organizzazione Randazzo. Poi il Regno Unito ha votato per uscire dall'Unione Europea, e da allora ogni giorno le notizie sembrano scritte da una mente più folle, in un vortice di commedia nera che farebbe invidia a Ciprì e Maresco, se non fosse affatto commedia.
Ma quel giorno di Febbraio il pensiero era lontano da tutto questo, e quel che cercavo era solo una via d'uscita da Turin Street. L'uscita si sarebbe poi rivelata la più classica brace sotto la padella, ma cosa potevo saperne. Le ricerche di un nuovo ricovero per me e Marcolino si rivelarono complesse, per una serie di motivi: ero nuovo a Londra, ero nuovo del mondo delle stanze in affitto, eravamo entrambi disperati (sull'orlo delle pezze al culo ma, visti i precedenti 28 anni di vita, decisamente a un punto molto basso), avevo fretta, non avevo internet. La combinazione di circostanze si produsse in un cocktail velenoso: una viewing con un ragazzo napoletano, l'idilliaca visione del brasiliano seduto in salone con in mano un joystick della playstation e Winning Eleven che scorre sul televisore, il canto delle sirene, la connessione a internet.
Per soli £700 al mese ci aggiudicammo due letti di cartone in una casa di tossicodipendenti, in un council bloc (ancora un gradino sopra le orripilanti torri che ci facevano ombra poco più in là) con discreta vista sui grattacieli della City (se solo avessi saputo proteggermi dall'abbaglio, come allo stesso modo non seppi fare a Zetland Street, due anni dopo, accecato dalle luci di Canary Wharf). La vita trascorreva serena, tra uno svedese che esclamava "no shit!" più spesso di quanto io non riuscissi a sbattere gli occhi, vagonate di cocaina ad alimentare dubbi festini alle 7 di mattina con gli scarti della disperazione del Fabric, provviste che si smaterializzavano in un frigo dove neanche i Ghostbusters avrebbero saputo arrovellarsi, e un misterioso oggetto a forma di aspirapolvere di cui nessuno sembrava conoscere lo scopo, catapultato nel nostro sottoscala da una prima stesura del soggetto di 2001: Odissea Nello Spazio che venne poi scartata a favore di un monolite.
Una sistemazione singolare, a cui si associano a distanza di anni ricordi singolari. In ordine sparso, il bastone per svegliare Marcolino che russa; le canne con gli occhi umidi alle sei del pomeriggio quando Marcolino se n'era andato, lasciandomi solo con la consapevolezza che non si poteva tornare indietro, ma che non sembrava esserci molto davanti; la prima volta a letto con un'altra dopo Eleonora; "secondo me tu non resisti qui a Londra, tra meno di un anno sei di nuovo a casa" (magari le parole non testuali ma il concetto, uno dei più lucidi espressi in sei mesi dal coinquilino veneto, molto chiaro); l'arrivo di una persona che fece degli errori gravissimi, e quella sera in cui invece semrbava che stesse facendo le scelte giuste; la bicicletta nel sottoscala, accanto all'aspirapolvere; le docce con quel filo di acqua calda che svaniva proprio mentre la schiuma cominciava a scendere verso gli occhi; il meccanico che aveva capito che non amavo la mia bicicletta, e che sfrontatamente me lo dice; dubbie interazioni con una dubbia agenzia, fino al giorno in cui, finalmente, riuscii a farmi ridare (quasi) tutto il deposito e a partire, in bici, valigia in spalla, verso Hoxton Street.
*N.B. la stesura originale di questo post risale alla primavera 2017. La post-produzione e pubblicazione hanno seguito i ritmi della Brexit, poi esasperate hanno rinunciato e si sono svincolate.