Ho recentemente scoperto che scrivere sui blog è ormai un retaggio del passato. Oggi si twitta, si instragramma, si snapciatta, o chissà quale altra parola (o piattaforma web) sia diventata l'ultimo grido da quando ho scoperto che scrivere su un blog è ormai un retaggio del passato. Ovviamente non potevo rimanere indifferente a tale scoperta, e così dopo circa due anni (più o meno da quando i blog sono passati di moda) ho deciso di scrivere di nuovo sul blog.
E per celebrare appropriatamente, ho deciso di scrivere non uno, ma una serie di post. Traggo l'ispirazione dallo stesso blog dove ho scoperto che i blog non sono più di moda. E quindi una serie di post, per marcare il cambiamento (o meglio, la serie di cambiamenti) che avrà luogo nel 2016. Quest'anno, in ordine sparso, mi sposo, cambio lavoro, Marcolino si sposa, il Regno Unito vota per uscire dall'Unione Europea, scrivo di nuovo sul blog. Perciò sembra appropriato fermarsi un momento al valico, guardare indietro, prendersi un minuto e pensare alle cose che sono state, per poter più lucidamente poi guardare alle cose che saranno.
Una delle costanti che possiamo utilizzare per valutare il passato che ci lasciamo alle spalle è la casa. Casa, quel posto dove torniamo, quel posto in cui cresciamo, in cui viviamo, a cui leghiamo ricordi, sensazioni, odori, quel posto in cui camminiamo al buio senza mai inciampare. Io la mia vita l'ho vissuta quasi tutta nella stessa casa (fatti salvi i cinque mesi a Madrid per l'Erasmus) fino al giorno in cui sono partito per Londra, e quindi ho deciso di ripercorrere il cambiamento attraverso le case, una per una, da quel giorno di Gennaio in cui ho cominciato a scrivere una pagina nuova. Anche perché a Giugno potrei diventare straniero in patria (quale patria?) e dover seriamente cominciare a pensare di nuovo a una casa nuova. O perché poco dopo potrei dovermi piegare alle pressioni di quella che sarà allora mia moglie, e pensare a un nuovo posto dove anche lei si possa sentire a casa.
La mia prima esperienza con la casa a Londra non fu proprio di quelle che ti fanno pensare "ho trovato la mia nuova casa", anzi. Tutta colpa di quel momento di follia in cui pensai di affidarmi all'organizzazione Randazzo, e mi ritrovai a Turin Street.