Poche idee, ma confuse.

Di che cosa parlo in questo angolo di spazio libero

lunedì 31 maggio 2010

Ridimensionamento

L'uomo saggio non è colui che non commette mai errori, ma colui che sa come trarne giovamento.
Così diceva un uomo saggio, che come tutti i saggi fu in grado di commettere le peggiori nefandezze. Ci siamo persi di vista, qualche contatto sporadico, ma in questa serata triste mi sovviene questa sua affermazione (sulla cui paternità effettiva non potrei giurare). Avevamo delle belle conversazioni, parlavamo di filosofia, di politica, di donne e di religione. Di futuro non ancora, ché era troppo presto. Quando arrivò il momento, ci separammo.

Ridimensionamento è una parola dura, brutta, già dalla grafia trasuda la sua ostilità, la pronuncia non è scorrevole. Il significato si associa irrimediabilmente a delle ambizioni da rivalutare, a delle speranze deluse, alla necessità di ricominciare da capo o di continuare in maniera diversa. Si implica che la scelta di cambiare rotta non dipende dalla nostra volontà ma ci è stata imposta. I miei trascorsi da tifoso attivo della Virtus mi hanno ben insegnato cosa significhi ridimensionare, tra aspettative e fallimenti ho idea che la vera dimensione della Virtus e di noi suoi poveri tifosi sia così infima e miserrima che forse neanche un esperimento congiunto tra il CERN di Ginevra e il laboratorio INFN del Gran Sasso riuscirebbe a misurarla. Leggo in questi giorni dell'ennesimo fallimento della stagione Virtus, con due grandi differenze rispetto al passato: quest'anno il fallimento si è mostrato in tutta la sua trabordante magnitudine sin da inizio stagione, ed io non ne sono stato partecipe per nulla. Un amore che sembra svanito con la distanza, a dispetto di tutte le leggende in merito. E che si è tramutato in distacco.
Poi ci sono le donne. In quel campo il ridimensionamento è una costante, per certi versi, e una variabile per altri: perché c'è sempre, ma arriva senza criterio, a volte molto presto, a volte troopo tardi. Pensavo che l'ultimo episodio di Lost, la scorsa settimana, potesse rappresentare simbolicamente la fine di un ciclo. Del resto lo avevo iniziato a vedere con una persona accanto, poi mi ero ritrovato ad andare avanti da solo, poi quella persona si riprese il diritto a sedersi accanto a me ma non tornò mai a farlo. Continuammo a viaggiare insieme, per un periodo, ma in realtà ognuno sulla sua strada.
La mia mi ha portato infine qui a Londra, con delle idee e dei progetti, e il fatto che nuove idee e nuovi progetti stessero affiancandosi a quelli originali, proprio mentre Lost si chiudeva, mi fece credere e sperare che un nuovo ciclo si stesse aprendo. Mi sbagliavo. In una settimana molte aspettative sono rimaste disattese, molte speranze si sono tramutate in rammarichi, costanti e variabili si sono presentate all'unisono, il progetto più importante è fallito.
Ora ci sarebbe bisogno di fermarsi a riflettere, prendersi un momento per pensare al passato e al futuro. Ma non si può, devo continuare a correre, almeno per un po'. Poi potrò sedermi, da solo, a riflettere sulle dimensioni del mio ridimensionamento. Non vedo l'ora.

sabato 29 maggio 2010

La canzone del giorno

The Beatles, Day Tripper

Got a good reason for taking the easy way out.
She was a day tripper, one-way ticket yeah,
it took me so long to find out and I found out.
She's a big teaser, she took me half the way there.
She was a day tripper, one way ticket yeah,
it took me so long to find out and I found out.
Tried to please her. She only plays one-night stands.
She was a day tripper, Sunday driver yeah,
it took me so long to find out and I found out.

venerdì 28 maggio 2010

Parliamoci chiaro

Io una ragazza non l'ho mai rimorchiata. Anzi sì, un paio, così andando a memoria mi viene in mente quella volta che ho usato una bambina come esca. Però le mie storie le ho avute. E come è stato possibile? Venivano loro da me. Spesso mi chiedevo perché, per quale motivo, cosa ci fosse dietro. Cioè, che venissero da me mi sembrava proprio una cosa assurda. Però per questo stesso motivo ogni volta che mi è capitato me ne sono fatto una ragione, ho messo da parte le domande e sono andato avanti. Così anche stavolta ho pensato che fosse strano, però non stava a me stabilire se tu dovessi venire da me. Era una tua scelta, e a me toccava solo rispettarla. Qualcosa però non deve essere andato nel verso giusto, se ora sto qui a chiedermi per quale motivo sia tanto difficile dire di no. Tanto più che lo devi dire a me. Tanto più che la scelta di metterti in condizione di dover dire di no l'hai fatta te. A me non sarebbe mai venuto in mente di chiederti nulla, ma tu hai insistito, mi hai forzato a chiederti di uscire, me l'hai implorato, te l'ho chiesto e mi hai detto di sì. Poi ti ho dato, altra mia caratteristica, milioni di occasioni per fare un passo indietro, per dirmi "ehi, aspetta, ma io veramente sto qui a farmi corteggiare DA TE?" ma niente, tu non le hai sfruttate. Poi alla fine ti neghi e, per parafrasare il grande coach Svetislav Pesic, mi apostrofi con un "are you disappointed?" Certo che sono disappointed, potevi dirmelo subito, potevi risparmiarmi 24 canzoni, potevi darmi un pensiero di meno, potevi farmi sprecare meno tempo. Ma, ancora, non era giunto il momento di dirmi no. L'hai voluto rimandare, hai voluto che io pensassi che non eri come tutte le altre. Alla fine l'onere della prova era a tuo carico, per tua volontà. A quel punto... niente, proprio non ce la fai.

Io certe cose non riesco proprio a spiegarmele.

martedì 18 maggio 2010

La fine di un incubo

Dopo quasi cinque mesi si torna a vedere la luce. Ed è quanto meno singolare che la luce si riveda in un giorno di pioggia, e che il ritorno a casa sia accompagnato da un forte odore di abiti bagnati. Ma non solo. Leyton diventa finalmente un luogo reale, vero, fatto di case e di persone. L'acqua scorre su tutto il corpo e sembra quasi voler purificare l'animo, come una catarsi. Forse non è un caso se da domenica, da quella pedalata a Leyton, tutto sembra avere un odore diverso. Messico e nuvole? La pioggia c'era, ora si attende il resto.

lunedì 17 maggio 2010

La citazione del giorno

"European regulation is socialism through the back door." (Margaret Thatcher)
Ecco perché si studiano politiche e governo dell'Unione Europea.

giovedì 6 maggio 2010

L'Inghilterra é un paese meraviglioso

Per tante ragioni. 1) qui, a quanto pare, quando speri che qualche politico fascista ci rimetta le penne, ció accade. Certo, Nigel Farage non é morto, ma c'é andato molto vicino e, ironia della sorte, il suo aereo privato é precipitato troppo tardi perché ció possa avere effetti benefici per il suo partito. E poi, meglio che sia sopravvissuto, augurare la morte é troppo cinico ma almeno deve aver sofferto molto. E noi ci teniamo la nostra coscienza bella pulita. 2) qui si puó scambiare il voto. Credevo fosse illegale, ma a quanto pare, paese che vai usanza che trovi. Leggevo un articolo sul voto tattico e mi imbatto in questa meravigliosa possibilitá di scambiare il voto sprecato nella propria circoscrizione con qualcun altro che invece lo trasformerá in voto utile. Certo, questo vuol dire votare per un altro partito, magari per i Tories, ma non sta scritto da nessuna parte che devi rispettare gli accordi... 3) le agenzie di scommesse accettano puntate sui risultati nei singoli collegi. Quindi in linea teorica si possono mettere d'accordo un significativo numero di elettori, votare tutti per un piccolo partito e incassare grosse vincite. 4) ho potuto votare anch'io, ma soprattutto ho potuto votare comunista.