Poche idee, ma confuse.

Di che cosa parlo in questo angolo di spazio libero

sabato 27 giugno 2009

6 anni fa

26/6/2003-26/6/2009
Chi dimentica, ora lo sai, non è stato mai.

Colonna sonora consigliata per il post:
Jethro Tull - We Used to Know

Each to his own way, I'll go mine.
Best of luck with what you find
But for your own sake, remember times
We used to know.

giovedì 25 giugno 2009

mercoledì 24 giugno 2009

Credevo di essermi sbagliato. Credevo che, questa volta, avessi finalmente incontrato una donna che smentisse clamorosamente le mie supposizioni. Una donna che, vinta l'innata tentazione alla malizia grazie ad una pessima bottiglia di vino, avesse deciso di far parlare il suo cuore. E mi sentivo felice, perché tornavo a vedere la speranza, a mia volta, di incontrare una donna che pensasse nel suo stesso modo. Mi vedevo, improvvisamente, restituita la possibilita' di credere nel rispetto e nella sincerita'. Di tornare a sognare una relazione in cui l'amore fosse libero di esprimersi senza timore di essere deriso. Certo, due parole scambiate fugacemente, lontano dagli altri astanti, in un momento di debolezza ed improvvisa sincerita', non potevano essere abbastanza per sconvolgere anni di dissacranti e disilluse convinzioni sul rapporto di coppia. Ma per un attimo, quel suo tremare, forse dal freddo o forse dall'emozione, quel suo fissare il buio davanti a lei proiettandovi l'immagine di una persona lontana, non esente da colpe ma non per questo meritevole di stare male, tutto questo mi aveva riportato ai giorni in cui anch'io ero un illuso, e mi lasciavo trasportare. Poi finii per credere che lasciarsi trasportare fosse solo causa di sofferenza. Da allora non ho smesso di vedere dolore ovunque, quasi sempre accompagnato dalla cinica consapevolezza di chi ferisce e dalla rassegnazione di chi soffre. Ho sperimentato sulla mia pelle il sapore acre dell'inganno, stavolta dall'altra parte. Eppure ieri sera, per un attimo, mi sono rivisto in quella terrazza, rivolgermi a me stesso per dirmi che non tutti gli uomini sono uguali, che c'e' ancora qualcuno che gelosamente custodisce il rispetto per il partner come principio cardine della propria etica, e come diritto inalienabile per l'altro. Il momento di debolezza, indotto anch'esso dallo stesso, pessimo vino, mi spingeva a sentire una certa affinita', a rivedere un percorso parallelo, il viaggio, la paura, le emozioni represse e nascoste, i tetti di quell'angolo di Firenze. Ed infine il collasso, l'implosione, energia che non ha piu' la forza di espandersi e si concentra in un piccolo corpo dalla massa insostenibile. Ma vedevo, ieri sera, un finale diverso, di chi riesce a cogliere in tempo le parole necessarie a fermarsi prima di varcare il limite. Un finale in cui l'amore poteva vincere o perdere, ma in cui il rispetto avrebbe comunque trionfato. E, sospirando e guardando anch'io quello stesso buio, feci un respiro profondo e mi sentii rassicurato, di nuovo consapevole che non esistono certezze.
Poi la notte, il freddo, un solo alito di vento e ho visto il castello di carte crollare inesorabilmente. Ho visto le sue certezze, ispirate dai dubbi, tornare ad essere dubbi a loro volta. Le parole hanno il loro peso, a volte, ma quel peso e' spesso pari a zero. La tentazione a lasciarsi andare e' spesso una soluzione molto piu' agevole del dovere di assumersi le proprie responsabilita'. La decisione mostrata poche ore prima, la convinzione che fosse giusto lottare per difendere cio' in cui si crede, tutto cedeva di fronte all'insistenza della tentazione. Ma, in fondo, giusto e sbagliato sono concetti relativi, giusto e' tutto cio' che ci sentiamo di fare se ci sentiamo di farlo. E nessuno puo' permettersi di giudicare cosa sia giusto per un'altra persona. Mi aveva convinto, certo, che per lei la cosa giusta da fare fosse un'altra. Forse aveva commesso l'errore di convincere la persona sbagliata, solo per cercare di convincere sé stessa, senza riuscirci veramente. Ed io mi ero, ingenuamente, lasciato convincere, quando invece di fronte avevo una persona stanca di lottare per qualcosa del cui valore non era piu' certa. Poi, per lei, la scelta di lasciarsi andare, di tradire sé stessa prima di chiunque altro. Per me, solo la rabbia di lasciar andare, ancora una volta, l'illusione di non essere l'unico ad avere idee sbagliate. Stamattina, quando mi sono svegliato, ero solo, con le stesse idee di ieri. Il vento aveva portato via le carte, l'illusione, e quelle immagini proiettate sul buio.

martedì 23 giugno 2009

La canzone del giorno

Interpol, Evil

[...] Leave some shards under the belly,
Lay some grease inside my hand.
It's a sentimental jury
And the makings of a good plan.
You've come to love me lightly.
Yeah, you've come to hold my tight.
Is this motion everlasting
Or do shutters pass in the night?

lunedì 22 giugno 2009

La foto del giorno (e la Mano de Dios)

Related imageEra il 22 giugno 1986 quando Diego Armando Maradona vendico' l'orgoglio ferito di milioni di argentini realizzando all'odiata Inghilterra, nell'arco di tre minuti, i due gol piu' belli della storia del calcio. Tre anni dopo l'umiliazione a cui il popolo argentino era stato costretto da una dittatura di pagliacci mascherati da generali (e dalla gloriosa Royal Navy britannica) alle isole Falkland, ecco un uomo dal fisico non proprio atletico e slanciato ingannare il mondo e l'arbitro anticipando con la mano un portiere in uscita in presa alta; ed eccolo ancora, tre minuti dopo, mettere a sedere mezza nazionale avversaria ed entrare quasi in porta con la palla, chiedendo al mondo intero ormai ai suoi piedi: "cos'altro posso fare per voi, signori?"

martedì 16 giugno 2009

La giustizia, a volte, funziona

In soli due giorni, due notizie che rallegrano appena il torbido panorama, ma che è bene sottolineare. La prima, ieri, ci riporta con la mente a un evento che in pochi avranno dimenticato, ovvero la morte "volontaria" di Piergiorgio Welby (evento riportato agli onori delle cronache in tempi recenti per la triste vicenda di Eluana Englaro). Ebbene, seppure sembrino irrisorie le pene inflitte ai detentori della verità assoluta sul dovere di proteggere la vita ad ogni costo, senza curarsi del dolore della sofferenza e della pietà, il loro valore etico è immenso. Forse, allora, viviamo ancora in uno stato laico e, soprattutto, civile.

E dopo soli otto anni si conclude anche una vicenda che, sinceramente, non ricordavo ma che credo sia analoga a centinaia di altre storie che accadono ogni settimana e che molto di rado assurgono agli onori della cronaca. E' stato condannato in via definitiva un giovane ultras dell'Hellas Verona colto in flagranza di saluto romano. E' stata riconosciuta al gesto "la precisa volontà di diffondere idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico", poiché lo stesso "rimanda per comune nozione storica all'ideologia fascista, e quindi a un'ideologia politica sicuramente non portatrice dei valori paritari e di non violenza, ma al contrario fortemente discriminante ed intollerante, ad un regime totalitario che ha emanato leggi di discriminazione dei cittadini per motivi razziali".

E, a proposito di questa seconda sentenza, chissà cosa ne pensa lei.

Viet Nam

Riporto qui una serie di comunicati che pubblicai su Hattrick all'epoca di una delle piu' belle esperienze della mia vita. L'emozione che provai allora fu fortissima e particolare, avevo tra l'altro appena finito di leggere Asce di guerra, da cui presi in prestito il titolo di uno degli oggetti narrativi del romanzo per la mia serie di comunicati. Il viaggio fu costellato di momenti significativi, l'orchidea all'occhiello e il Palazzo della Riunificazione, l'amicizia con Kiet e gli alberghi di lusso, il Mekong e l'idea di orgoglio che il popolo vietnamita riusci' a trasmettermi. In seguito alcuni comunicati furono censurati per i loro espliciti contenuti politici, e purtroppo di questi si sono persi i riferimenti cronologici. E' bene che da qualche parte la mia personale memoria storica sia salvaguardata.


19 settembre 2008, ore 12:02
Saigon, cazzo.

Grazie a voi contribuenti, tra pochi giorni potrò rivivere in prima persona la scena del vecchio Martin Sheen che si sveglia, sudato, in una stanza d'albergo della attuale Ho Chi Minh. Spero solo che abbiano sostituito i vecchi ventilatori a pale e che non ci siano più elicotteri yankee a sorvolare la città. Se non mi doveste veder tornare, sarò andato a cercare il Colonnello Kurtz.


28 ottobre 2008, ore 09:22
Sulle orme dello zio Ho

Si parte per il Vietnam, per scendere lungo il sentiero di Ho Chi Minh ripensando alle geniali strategie di resistenza del comandante Giap e alle gesta di migliaia di uomini coraggiosi che lottarono per la loro libertà. Oggi quel sogno ci sembra svanito, offuscato dai fumi dello smog. Ma la lezione resta.


29 ottobre 2008, ore 12:11
Diari dello zio Ho

Giunti in Vietnam, il jet lag mi fa una pippa, i bagagli smarriti un po' meno. Decine di migliaia di motorini affollano le strade di Ho Chi Minh, sembra impossibile pensare che gli americani, qui, ci hanno perso una guerra. Albergo in puro stile coloniale, ma i francesi, anche loro, non ci sono più.


1 novembre 2008, ore 09:42
Diari dello zio Ho 2

Ritrovati i bagagli, lasciata Saigon. Ha Noi è sotto il diluvio da tre giorni, il nostro lussuoso hotel è su un lago, molte strade sono chiuse per allagamento. Decine di morti nelle province. La dignità e il coraggio di un popolo vengono anche dalle difficoltà di tutti i giorni, forse gli americani avrebbero dovuto mandare a combattere solo i negri di New Orleans.


Data e ora sconosciuti
Diari dello zio Ho 3

Il compagno Vice Primo Ministro vietnamita ricorda, davanti al ministro Scajola, ai vertici di Confindustria e ad una platea di imprenditori italiani, il legame di amicizia tra Italia e Vietnam, nato durante la guerra quando "oltre mille italiani volontari contribuirono a cacciare l'invasore americano". Tra le facce viola dei presenti, celato ma fiero alzo il pugno chiuso.


Data e ora sconosciuti
Diari dello zio Ho 4

Tornato in Italia, apprendo nell'ordine di: fascisti con spranghe a Piazza Navona; ironia razzista di Berlusconi su Obama; nuova rottura nella trattativa su Alitalia; sono uscito dalla coppa.

Che merda. Viva il socialismo.

lunedì 15 giugno 2009

Le citazioni del giorno

Sono tutte di Carl Sagan, le avrei potute lesinare, ma perché, in fondo?
Il numero di galassie esterne oltre la Via Lattea è quantificabile nell'ordine delle migliaia di milioni, ognuna delle quali contiene un numero di stelle più o meno equiparabile a quello della nostra galassia. Quindi se si calcola il totale stimato di stelle nell'universo, il numero che si ottiene è 1 seguito da 23 zeri, dove il Sole è semplicemente un'unità. E' un'utile misurazione della nostra rilevanza nell'universo. E questo vasto numero di mondi, l'enorme scala dell'universo, non è stata presa in considerazione, nemmeno superficialmente, da nessuna religione, e specificamente dalle religioni occidentali.
Il celibato dei preti è un'idea particolarmente buona perché tende a sopprimere ogni propensione ereditaria al fanatismo.
C'è una sola cosa che la Bibbia chiarisce: il suo Dio è un artefice maldestro. Non ci sa fare nella fase progettuale e non ci sa fare nella fase esecutiva. Dovrebbe ritirarsi dagli affari, se ci fosse della concorrenza.

Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie.

sabato 13 giugno 2009

Eu sou Oxóssi!

Sou, eu sou Oxóssi, eu sou! Onde tem roda, eu vou! E ninguem vai me segurar!



Iniziai a praticare la Capoeira per gioco, ricordo di aver visto una roda al Parque del Retiro, un'estate, a Madrid, in un momento particolare (stavo litigando con Eleonora, e questo non sarebbe poi tanto particolare, ma era una discussione particolarmente pesante in un momento particolarmente pesante), e quando tornai a Roma decisi di provare, anche perché avevo lasciato il lavoro in piscina ed Eleonora era partita per Firenze. E sin dall'inizio rimasi affascinato dalla leggiadria dei movimenti di questo fascio di muscoli alto poco piu' di un barattolo, che rispondeva al nome di Mestre Ratinho. Ma non fu solo quello a colpirmi. Poco a poco iniziai a rendermi conto dello spirito che animava tutte le persone che frequentavano la palestra, dell'energia che ogni allenamento sprigionava, della continua sfida con se stessi che nessuno tramutava in sfida con gli altri. C'era, piuttosto, un desiderio di aiutare chi sbagliava, di dimostrare la propria maturita' correggendo gli errori altrui. Nel farlo nessuno si poneva con atteggiamento di superiorità. C'era rispetto, c'era sempre la mano tesa di chi ti aveva buttato per terra e subito ti aiutava a rialzarti. Fu così che riuscii a superare l'inevitabile timidezza iniziale e a entrare a far parte del gruppo. Poi venne il batizado, e ancora ricordo il calore e l'energia che quei tre giorni mi trasmisero (n.b.: per calore intendo temperatura, dentro quella palestra a fine giugno facevano 40 gradi, c'era un'umidita' che si aggirava intorno al 99% e fino a un metro da terra il fetore di piedi cotti rendeva l'aria letteralmente irrespirabile). Non avevo mai creduto al concetto di energia fino a quei giorni. Oggi a quell'energia do il mio piccolo contributo. Certo qui da Londra è dura, e la capoeira è una delle cose che mi mancano di piu'. Ma ogni volta che torno mi sento a casa, come se non fossi mai mancato (apparte il fatto che io sono sempre una pippa scandalosa e gli altri fanno i voli). Così come la settimana scorsa: quattro giorni di allenamento, tre di festa, per una media di 23.9 ore al giorno insieme al resto del gruppo. Gente che ha la forza di sudare ininterrottamente da mezzogiono alle 8 di sera, poi si incontra al baretto alle 11 per andare alla festa all'una e farsi cacciare dal locale alla chiusura, verso le 5. Per ricominciare a sudare a mezzogiorno del giono dopo (che è pure domenica).

E io mi ritrovo qui, per le strade di Londra, a pedalare solitario in mezzo al traffico con le cuffie nelle orecchie, intonando un sentito ringraziamento al mio mestre, che mi insegnò la capoeira.

giovedì 11 giugno 2009

Avrei voluto regalargli un libro sul poker, ma non ero sicuro che sapesse leggere.

lunedì 1 giugno 2009

Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band



1° giugno 1967, viene pubblicato in Gran Bretagna l'album "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band"

Capolavoro indiscusso dei Beatles (come quasi tutti i loro dischi) e della musica contemporanea, spesso considerato il più bel disco dei quattro di Liverpool (a torto o a ragione? non posso dirlo, poiché i gusti sono soggettivi), sicuramente è stato il 33 giri più influente del gruppo e probabilmente, anzi no sicuramente, della storia della musica. Uno dei dischi più venduti di sempre, Sgt. Pepper rappresenta una svolta storica dal punto di vista musicale, culturale, commerciale, simbolico. Primo concept album della storia, è anche il primo Lp a riportare i testi delle canzoni in quarta di copertina. Le dissolvenze incrociate, i loop, l'inner groove, il fischio per cani (!) rappresentano delle novità pressoché assolute per la musica dell'epoca. I riferimenti alle droghe, alla vigilia della Summer of Love, abbondano fin dalla copertina psichedelica, passando per la Lucy nel Cielo con Diamanti e per il circo di Mr. Kyte fino alla maestosa chiusura di A Day in the Life, dove Paul e John si lasciano andare ad affermazioni fin troppo esplicite (che spingeranno la BBC a censurare il brano e ad oscurarne i passaggi radiofonici). Costellato di riferimenti più o meno volontari alla morte presunta di Paul McCartney (indizi che John sarcasticamente sconvolgerà in Glass Onion l'anno successivo), dalla mano sopra la sua testa in copertina, alla foto di spalle nel pieghevole, alle parole e alle allusioni sparse lungo tutto l'album. Ma il potere di Sgt. Pepper è soprattutto nella musica, visionaria, profonda, complessa, punto di arrivo di un percorso cominciato nei club di Amburgo e che rese i Beatles il più grande gruppo della storia, grazie alla continua ricerca del confine per poterlo superare, aggirare attraverso il ricorso alla fantasia o più spesso attraverso la pazienza e la competenza dei tecnici di Abbey Road. Lennon, ad esempio, chiese (ed ottenne) da Martin di sentire l'odore della segatura in Being for the Benefit of Mr. Kyte!, scritta dopo aver comprato una vecchia locandina circense in un mercato dell'usato. McCartney voleva che un'orchestra di 40 elementi improvvisasse su 24 battute, Harrison andò a registrare a Bombay. Il risultato fu un album talmente potente che Jimi Hendrix volle rendergli omaggio suonando una cover della title track appena 24 ore dopo l'uscita del disco. Un disco che ha lasciato il segno.

Oggi sono passati 42 anni da quel 1° giugno, e ad ascoltare Sgt. Pepper si capisce il significato del concetto di opera senza tempo. Un disco immortale, che non invecchia, che ti regala nuove emozioni ad ogni ascolto. Un disco che idealmente doveva essere un viaggio nei luoghi della vita dei Beatles iniziato con Strawberry Fields Forever e con Penny Lane, viaggio piegato alla bieca volontà della casa discografica che voleva un nuovo singolo da pubblicare e che fece saltare il progetto (ma che fece venir fuori, paradossalmente, il più bel 45 giri della storia), Sgt. Pepper diventò un viaggio nei luoghi dell'anima, una sorta di colonna sonora per una Alice che ci accompagna per mano nel mondo multicolore di Bianconiglio e di Mr. Kyte. E come in un libro di Lewis Carrol, dove tutto è al contrario, i Beatles ci rivolgono il loro invito alla fine dell'ultima canzone: I'd love to turn you on.

Omaggio a Rosa Luxemburg

Su "L'Unità" di oggi viene ripercorsa brevemente la vita di Rosa Luxemburg, donna simbolo del comunismo, fondatrice insieme a Karl Liebknecht della Lega di Spartaco e insieme a Karl Liebknecht uccisa il 15 gennaio 1919. Spesso costretta al carcere per le proprie idee, attraverso la sua esperienza maturò la convinzione che «la libertà è sempre la libertà di chi la pensa diversamente». Lo scorso gennaio, nel cimitero del quartiere di Friedrichsfelde (ex Berlino Est) c'erano 80mila persone, che hanno deposto corone di fiori ai piedi della sua lapide. Il suo pensiero resta attuale, oggi come allora: in un mondo dove la cultura non è annebbiata dall'ignoranza, ci renderemmo conto che «chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene».