Ho dentro una sensazione strana, di rabbia mista a rassegnazione, la sensazione che anche questa volta la responsabilità fosse mia, che ci fosse qualcosa che poteva essere fatto e che non ho fatto. Perché ho questa pretesa assurda di controllare ciò che accade, anche quando palesemente tutto mi sfugge dalle mani. Però ho la rara capacità di compiere articolati voli pindarici e convincere tutti, a partire da me stesso, che tutto vada esattamente come avevo pensato. Pensiero laterale. Deviato. Deviato da una linea retta in cui tutto quello che è successo non sarebbe dovuto succedere. Perché mi sarei fermato molto prima, e avrei capito prima che la mia vita era altrove. Quello che ora come allora non può andarmi giù è che le vite degli altri siano altrove, che io non possa disporre liberamente di tutto ciò che voglio. Non conosco la rassegnazione. Cinque anni, un figlio e un matrimonio per rassegnarmi che era andata, per sempre. Eppure la convinzione che quel figlio e quell'anello avrebbero potuto essere miei, se non avessi sbagliato qualcosa. Nell'ultima occasione in cui lasciai che a controllare non fossi io. Forse anche la prima, l'unica. L'amore. Quello che non provavo più, quello che avevo sostituito con il controllo. Quello che persi allora, così come ieri ho perso il controllo. Ed entrambe le volte per colpa mia, anche se tutto resta dentro la mia testa.
Fuori va tutto bene, fuori non è colpa mia, lei ha sbagliato, lei non doveva comportarsi così, tu sei stato perfetto e non è bastato. Ieri era un amore finito, oggi è un viaggio più bello. Anche se "the further one travels, the less one knows".
Fuori va tutto bene, fuori non è colpa mia, lei ha sbagliato, lei non doveva comportarsi così, tu sei stato perfetto e non è bastato. Ieri era un amore finito, oggi è un viaggio più bello. Anche se "the further one travels, the less one knows".