Poche idee, ma confuse.

Di che cosa parlo in questo angolo di spazio libero

martedì 6 dicembre 2011

La citazione del giorno

"The person who has lived the most is not the one who has lived the longest, but the one with the richest experiences."

Jean-Jacques Rousseau

giovedì 20 ottobre 2011

Silvio Muccino

L'attore ("attore") Silvio Muccino si confessa in un'intervista, dal lavoro alle donne: "sono cambiato quando ho imparato a dire no". Ma vaffanculo coglione, impara a dire la "s" prima.

mercoledì 1 giugno 2011

Che idea si sono fatti di me in questo paese

Longo, in particular, speaks not only with inordinate circumlocution, but in a monotone that could usefully replace waterboarding as a means for extracting information from suspected terrorists.
(John Hooper, The Guardian)

Per fortuna non si parla di me. Non ancora.

domenica 22 maggio 2011

sabato 30 aprile 2011

La guerra di Piero

Gli uomini vestiti da soldati sono sempre a proprio agio, non c'è bisogno di ingaggiare degli attori professionisti per questo. Così come le donne: se le vesti da puttane, va sempre bene.

(Mario Monicelli)
E così decisi di vestirmi da soldato, e combattere. Non che mi sentissi particolarmente a mio agio in quelle vesti. Anzi, devo dire la verità, stavo parecchio scomodo in un ruolo che non era il mio. Il ruolo della mia nemesi. O meglio, la nemesi del mio ruolo. Ero diventato improvvisamente il mio nemico, e vestito da soldato combattevo tra l'impulso a non passare al lato oscuro, a non diventare quello che odiavo, e la tentazione di lasciarmi andare, cadere tra le sue braccia, rubarla e scappare con lei. Che, vestita da puttana, si sentiva incredibilmente a suo agio. E quindi caddi. Avevo provato a respingerla, a mandarla via. Avevo provato a resistere alla tentazione. Tentativo vano, reso ancor più inutile dall'ostinazione di una donna vestita da puttana, assolutamente a suo agio. E devo dire, non è proprio quel vestito che la rende così attraente? Non è forse la possibilità di farci del male che ci spinge a correre il rischio?
Ero tornato, dopo anni, a provare delle sensazioni che ormai davo per irripetibili. Sensazioni che associavo ad un'epoca passata, quando ancora ero ingenuo e con l'ingenuità si provano i sentimenti più sinceri. Poi si cresce e ci si accorge che molti di questi sentimenti sono effimeri, sono il sogno di chi non conosce, sono la strada che conduce alla saggezza. Saggezza di chi ha provato delle sensazioni solo per poter dire che sono finte, illusorie, irripetibili. Appartengono all'adolescenza, così come la fiducia incondizionata verso una madre appartiene all'infanzia. Dopo si capisce che le madri mentono, e che l'amore non esiste. Allora si cercano altre cose, altre sensazioni, altri sentimenti.
Poi all'improvviso quelle sensazioni tornano. Lo stomaco che si stringe, la mente che vaga, un fremito come di corrente elettrica che attraversa la lingua quando la baci. E non capisci più niente e perdi di vista tutte le lezioni che la vita ti aveva impartito, tutte le sofferenze che avevi affrontato, tutte le barriere che avevi eretto in difesa di un delicato equilibrio. Dimentichi di essere stato cinico e sarcastico, ti lasci andare al sorriso idiota che attraversa la tua faccia anche mentre dormi, sospiri e preghi che questo momento non finisca mai. Ma sai che, invece, finirà. Noi lo sapevamo bene proprio perché tutto nasceva dall'inganno. Dal suo vestito da puttana. Dal mio vestito da soldato. Allora le dissi che non potevamo continuare a recitare, dovevamo toglierci i vestiti ed essere noi stessi. L'errore più grave fu togliersi i vestiti e non per fare l'amore. No, li togliemmo per guardare in faccia la realtà, e tornare ai nostri posti. Lei da qualche altra parte, con qualcun altro. Io da solo, cinico e sarcastico.
Il problema è che quando torni dietro alle barriere che in teoria dovrebbero proteggere il tuo equilibrio, le ferite che ti porti dietro continuano a bruciare. E non riesci a capire perché lei ti sembrava così bella, con quel vestito da puttana.

sabato 19 marzo 2011

La citazione del giorno

"European unity is Socialism creeping in through the back door"

Margaret Thatcher, 14 Ottobre 1988

giovedì 17 febbraio 2011

Mi è appena venuto in mente il ricordo di un fatto apparentemente insignificante. Mia sorella, che nella lontana estate del 1993 (o forse '94), mette i soldi in un juke box di un (all'epoca) piccolo villaggio della Sardegna, nascosto tra i pini. E tra le tante canzoni sceglie "Hope of Deliverance", singolo di medio successo e media qualità di Paul McCartney. Ma non importa, mia sorella ascolta quella canzone e le piace, lei ha sempre avuto un gusto spiccato per la musica media. A tal punto che (forse quella stessa estate, il ricordo è vago) decide di comprare il CD usato di Paul McCartney da cui quella canzone è tratta, "Off the Ground". CD ascoltato poi forse meno di dieci volte, ma questo non è importante.
Quel che importa (o la morale della favola) è che a casa avevamo ricevuto un'educazione tale che in un juke box con mille canzoni avremmo comunque scelto una canzone dei Beatles. O una di un membro solista dei Beatles. Al limite una cover. Sembra una piccola cosa, ma ripensandoci mi è venuto in mente che voglio bene a mia sorella e a mio padre per questi ricordi. E che l'educazione che un padre impartisce al proprio figlio è la cosa più preziosa che un figlio possa ricevere. Quel che sarà dipende da ciò che ha imparato.

mercoledì 9 febbraio 2011

Ritorno a Parigi

Sabato, ore 9.50, Gare du Nord: metto di nuovo piede a Parigi, dopo oltre 7 anni. La città non è cambiata, mi accoglie con il suo sguardo traverso, percepisco la tensione nell'aria umida ed elettrica e reciproco il mio odio. Poi rapidamente mi defilo, ci trasferiamo a Saint Denis dove la città si mostra senza trucco, in tutta la sua settarietà: unico bianco in mezzo ai neri, in un sobborgo ferito da cantieri che hanno l'aria di essere lì da molto tempo, impalcature polverose, niente marciapiedi, qualche asse di legno poggiata sul selciato. Macchine arrugginite producono rumori inquietanti, un ragazzo (nero anch'egli) in giacca e cravatta si staglia nella massa come un'eccezione che sottolinea la tristezza della regola. Arriviamo finalmente in un grande spazio occupato, un edificio le cui stanze sono state trasformate in atelier: perché a Parigi riappropriarsi di uno spazio vuol dire diventare artista, ed imparare l'arte della dissimulazione con la quale la città intasca i soldi di migliaia di turisti ignari. Turisti che a Saint Denis ci vanno a vedere il rugby, magari, ma che poi tornano felici nei loro alberghi in centro, lontano dalle banlieue, lontano dai neri, lontano dalla polvere e da quella donna senza trucco. Turisti che vanno a Parigi spesso per celebrare il proprio amore nella città capitale del Romanticismo. Gente che non sa che a Parigi l'amore può anche finire.

domenica 23 gennaio 2011

mercoledì 12 gennaio 2011

Come si può pensare di tornare in Italia

Mi trovo sul divano di casa, a leggere della vicenda Fiat Mirafiori, e sono a un passo dalle lacrime. La verità è semplice, e viene riassunta alla perfezione da Stefano Fassina (responsabile economia del PD, mi sa poco responsabile perché ignorato dai vertici) in un suo articolo sull'Unità. La verità è che dopo un anno di crisi e di ricorso massivo alla cassa integrazione, Marchionne incassa circa 100 milioni di euro in utili sulle sue stock option, più di quanto in un anno guadagnano tutti gli operai e i quadri di Mirafiori. La verità è che Fiat non presenta un nuovo modello da anni e ha perso il 30% delle quote di mercato nel 2010. La verità è che in altri paesi occidentali le case automoblistiche investono, contrattano con i sindacati, pagano di più gli operai per turni di lavoro umani e producono utili. Il tutto mentre, sulla pelle dei lavoratori, politici giornalisti intellettuali e affaristi di varia natura dibattono sul peso delle parole. Si vota sotto ricatto? Ricatto di chi? Di Marchionne che dice "Se vince il sì si resta in Italia, se vince il no si va a produrre in un altro paese, quindi comunque vada io festeggio"? Della FIOM che vuole imporre le proprie regole ai padroni? Nel frastuono delle assurdità rimbomba il silenzio assordante delle dichiarazioni della classe politica, quella che fino a venti anni fa a Mirafiori guidava i picchetti, e che se si presentasse oggi a Mirafiori il picchetto se lo troverebbe piantato in fronte. E piano piano comincio a credere che il silenzio sia meglio delle parole. Del sindaco di Firenze, Renzi, il futuro del PD, che dice "Basta, io sto con Marchionne". O di D'Alema, che crtica la scelta di Vendola di portare la propria solidarietà ai lavoratori: "Nel PD abbiamo tante anime, che vanno dai rappresentanti FIOM a quelli CISL e UIL, quindi prendere una posizione vorrebbe dire rompere l'unità del partito". Giusto, meglio mantenere la coerenza dell'incoerenza e rompere l'unità della base, quella che il PD lo dovrebbe votare per vedere i propri diritti difesi, e che invece, giustamente, il PD non lo vota. Aspettiamo le prossime elezioni per vederli domandarsi il perché di un'altra sonora sconfitta. Mentre i lavoratori si trovano costretti a votare quello che non è un referendum, perché non viene loro offerta alcuna possibilità di scelta. Perché, come dice Fassina, "non si può rinunciare al lavoro". Il paese ha già rinunciato alla lotta, e a me, da quassù, non resta che constatarlo, tristemente, mentre le lacrime solcano il mio viso.