Poche idee, ma confuse.

Di che cosa parlo in questo angolo di spazio libero

martedì 6 ottobre 2009

Senza alcuna effettiva ragione

Aldro, le motivazioni della sentenza
"Morto a 18 anni senza una ragione"


La sentenza di condanna c’è, le motivazioni anche. Manca ancora qualcosa però nella storia di Federico Aldrovandi, il ragazzo morto il 25 settembre del 2005 dopo una colluttazione con quattro agenti di polizia, ed è l’“effettiva ragione” della sua morte. A scriverlo è il giudice Francesco Caruso nell’introduzione alle 567 pagine in cui spiega perchè nel luglio 2009 ha condannato a tre anni e sei mesi Enzo Pontani, Monica Segatto, Luca Pollastri e Paolo Forlani, i quattro poliziotti che hanno causato il decesso del ragazzo.

“Tanti giovani studenti, ben educati, di buona famiglia – scrive il giudice Caruso - incensurati e di regolare condotta, con i problemi esistenziali che caratterizzano i diciottenni di tutte le epoche, possono morire a quell’età. Pochissimi, o forse nessuno, muore nelle circostanze nelle quali muore Federico Aldrovandi: all alba, in un parco cittadino, dopo uno scontro fisico violento con quattro agenti di polizia, senza alcuna effettiva ragione” .

Nell’introduzione alle motivazioni della sentenza Caruso ricostruisce la figura di Federico, la sua normalità di "studente, incensurato, integrato, di condotta regolare, inserito in una famiglia di persone perbene, padre appartenente ad un corpo di vigili urbani, madre impiegata comunale, un fratello più giovane, un nonno affettuoso al quale il ragazzo era molto legato". E, nello spiegare il perché del risarcimento accordato alla famiglia, definisce "incalcolabile" l’entità della perdita subita dalla famiglia di Aldro e si preoccupa di sottolineare anche il "supplemento di sofferenza" che è derivato dalle condizioni in cui il cadavere di Federico è stato ridotto: con il volto tumefatto, insanguinato e coperto di ecchimosi.

Ma le motivazioni della sentenza con cui il Tribunale ha condannato per eccesso colposo i quattro agenti della questura di Ferrara che quella notte intervennero in via Ippodromo non descrivono solo Federico, la sua famiglia e quello che la morte del ragazzo ha significato nel privato degli Aldrovandi. Il giudice ricostruisce anche il corto circuito positivo tra opinione pubblica e mezzi di informazione che nel caso di Federico ha portato ad accertare la verità.

Inchiesta e processo hanno infatti visto come parte fondamentale la famiglia Aldrovandi, la mamma Patrizia Moretti e il papà Lino, in prima linea per chiedere la verità, prima con il blog su Kataweb aperto nel gennaio 2006 e diventato uno dei più cliccati in Italia, poi durante l'inchiesta e il processo, scanditi dalle perizie, dalla raccolta delle testimonianze, dalla ricostruzione faticosa delle cause della morte di Federico. Un impegno che ha contribuito in modo determinante a far conoscere la storia di Federico in città e anche nel resto d'Italia.

“Quando un affare del genere si verifica in una città civile come Ferrara, dotata di opinione pubblica e società civile reattive, di un sistema d informazione diffuso e disposto a diffondere notizie e spiegazioni e a non subire, il fatto di cronaca – scrive il giudice - (…) diventa un caso (…) un affare pubblico”.

Ed è proprio l’essere un fatto pubblico che, secondo il giudice, ha dato forza al modo in cui si è arrivati alla sentenza di condanna dei quattro poliziotti. "In questo processo – si legge nelle motivazioni - si è consentito al pubblico, aprendo l’aula ai mezzi di comunicazione radiotelevisivi, di avere piena cognizione del modo in cui si amministra giustizia nel Paese, nel bene e nel male, e si è dato modo al pubblico di formarsi un opinione. Ovvio che la complessità delle cose e il loro aspetto tecnico, specialistico, professionale, può indurre semplificazioni, errori, omissioni, fraintendimenti. Ma nessuno potrà lamentare silenzi, oscurità, omissioni".

Quello che invece ancora manca, è la ricostruzione della precisa meccanica di quanto è accaduto quella mattina in via Ippodromo. Perché se è accertato che "la morte del ragazzo fu conseguenza della violenta colluttazione con i quattro agenti, armati di manganelli, decisi a immobilizzarlo e ad arrestarlo ad ogni costo, per fargli scontare le conseguenze di una precedente fase di conflitto", a rimanere "oscure" sono "l'origine le cause, le ragioni le concrete modalità di svolgimento di quella prima colluttazione". Quella "effettiva ragione" per la morte di Federico Aldrovandi che neanche un processo è riuscito a trovare.

lunedì 14 settembre 2009

La citazione del giorno

"Stalin reminded me of the Renaissance despots -no principles, any methods, but no flowery language- always Yes or No, though you could only count on him if it was No."

Clement Attlee

mercoledì 9 settembre 2009

Capitolo 1: la cena

Quella sera, Aleksej aveva organizzato il ricevimento nei minimi dettagli. La rossa Katrina era stata convinta a superare la propria profonda timidezza e ad accettare l'invito a casa Mannimàzov, dove Aleksej la aspettava con una manciata di patatine, mentre all'alcool avrebbero provveduto gli ospiti stessi. L'avarizia del fiero Aleksej poteva rappresentare la sua stessa rovina. Ciononostante, le probabilità di riuscita del diabolico piano non risultarono affatto inficiate: anzi, l'idea di estendere l'invito a una serie di coppie affiatate e disinibite avrebbe dovuto spingere la rossa Katrina nelle braccia di Aleksej. Tutto sembrava scorrere alla perfezione, l'alcool, il sale delle patatine, la gola che si seccava e provocava l'insistente necessità di altro alcool. Lo spaccio gestito da un kazako giusto all'angolo della strada polverosa fornì nuova linfa alla serata proprio quando questa sembrava scemare. La vodka veniva consumata copiosamente, la temperatura dei corpi si innalzava a contrastare gli effluvi dell'alcool e i primi segni del rigido autunno che sarebbe sceso di lì a qualche settimana dagli Urali.
Eppure qualcosa sembrava non funzionare. Mateja e Maurolija se ne resero conto, e subito rivolsero la loro preoccupazione allo Starec Marco. Questi dovette dapprima frenare il perfido tentativo di sabotaggio della bella Lizenka, che aveva cercato di avvelenare il bicchiere di vodka ormai satura del melenso andazzo della serata. Fu sufficiente un buon infuso di erbe e un'occhiata rigida ma compreniva da parte dello Starec per convincere la perfida Lizenka a ritirarsi nelle sue stanze. Solo a quel punto i tre poterono concentrarsi sul muro di ghiaccio che sembrava essersi eretto tra Aleksej e Katrina. Lo Starec inizò quindi ad intonare litanie mistiche dei più famosi asceti tardo medievali russi, tra cui Barry Whitevski e Stjepan Wonderskij. I risultati, purtroppo, sembravano tutt'altro che confortanti. Neanche un breve passo della famosa orazione di Marijus Bregazov diede i risultati sperati. A quel punto il giovane Maurolija decise di desistere e di andare a riposare, conscio che il duro inverno del cuore di Aleksej non avrebbe ceduto il passo neanche al calore dell'Inferno. La natura dell'Uomo non può essere cambiata, e quella di Aleksej si stagliava invincibile sopra il sorriso triste e deluso della rossa Katrina.

martedì 8 settembre 2009

I fratelli Mannimàzov

Il famoso scrittore sovietico Fëdor Maurajlovič Longoevskij ha annunciato di essere al lavoro sul suo nuovo capolavoro, dal titolo "I fratelli Mannimàzov". Nella monumentale opera si racconterà la storia di due fratelli, Aleksej e Mateja, il primo profondamente introverso e mistico, e nel quale l'intima devozione al satanismo soffocherà ogni suo tentativo di interagire nella sfera dei sentimenti, il secondo metodico e profondamente razionale, freddo e quasi maniacale nel calcolare ogni convenienza nelle scelte, tanto materiali quanto metafisiche; della loro convivenza con lo Starec Marco, figura carismatica e guida spirituale dei due fratelli, che gli sono devoti per la sua capacità di guidarli nella vita, e per la fonte di ispirazione che egli rappresenta nei loro animi tormentati; della bellissima e perfida donna Lizenka, che ha rancore verso tutti gli uomini e che cerca di approfittare del suo legame amoroso con Marco per controllare le menti dei fratelli Mannimàzov; di Castellanjakòv, fratello naturale dei Mannimàzov ma tenuto in casa come un servo, che complotta contro i due fratelli per ristabilire il vero ordine delle cose e vendicarsi delle angherie che è stato costretto a subire, anche a causa dell'ostilità nei suoi confronti dello Starec Marco; e del giovane Maurolija, la cui autorità a dispetto della tenera età sorprende tutti gli abitanti di casa Mannimàzov, e che, scevro da ogni corruzione dell'animo, riesce a divenire infine la vera guida spirituale del gregge, grazie alle sue ideologie estreme eppure non attaccabili da chi non può dichiararsi estraneo alla contaminazione morale proveniente da qualsivoglia corrente.

domenica 6 settembre 2009

London calling (back)

Sono di nuovo qui, sono tornato nella perfida Albione. Mi accoglie un tempo clemente, cielo coperto ma niente pioggia, temperature basse ma non fredde, non rimpiango il clima romano. Poi valigie in spalla e autobus deviati, per una sorta di ritorno alla realtà. Una nuova stanza, nuovi compagni di casa, una nuova bicicletta: anche questo è un segno di un secondo inizio, con la consapevolezza che stavolta si comincia sul serio ma con tante paure già dissipate. In questo l'esperienza è stata utile, partire da zero ora mi avrebbe tagliato le gambe. Eppure si fanno ancora gli stessi errori, con una certa divertita e compiaciuta consapevolezza: la nuova bicicletta è senza freno posteriore, e un'altra era decisamente più carina, oltre che più economica. Ma va bene così, col sogno di arrivare un giorno ad avere tutto quello che desidero, una vita felice, un lavoro affascinante e una bicicletta brakeless con telaio in titanio. Sono di nuovo qui, sono di nuovo a casa.

domenica 19 luglio 2009

L'arte, il controllo delle nascite e l'etica

Questa riflessione parte da una notizia, apparentemente di secondo piano, apparsa sul Corriere di oggi. Una artista cinese si è chiuso dentro una scatola, dove resterà per 49 giorni, per protestare contro la politica del governo di Pechino sul controllo delle nascite, la cosiddetta politica del figlio unico. E' vero, la prima impressione che chiunque abbia un minimo di sensibilità tende ad avere nei confronti di questa misura è di disgusto. I principi di base dell'autonomia e della libera scelta sembrano calpestati, il diritto alla vita cancellato, l'ingerenza dello stato nella vita privata sembrano l'ennesima dimostrazione della violenza del regime cinese. Eppure, quando ci si ferma a riflettere, lentamente la questione assume connotati differenti. Se si prova ad immaginare una situazione del genere mettendo da parte le nostre sicurezze culturali, la nostra visione all'occidentale della vita in cui tutti hanno almeno un pezzo di pane da mangiare e un telefonino, la nostra etica fintamente solidale, allora la prospettiva cambia. Dov'è il rispetto della vita se viene fatto nascere un bambino cui non si può garantire salute, cibo, una vita dignitosa? Dov'è l'etica nel volere un mondo sottonutrito e sovrappopolato? Dov'è la civiltà nel lasciar nascere un bambino che probabilmente morirà, e che inconsapevolmente provocherà la morte di altri bambini che, come lui, lottano per sopravvivere con le ormai scarsissime risorse che la terra offre loro? Siamo veramente così cinici da accusare di cinismo un governo che fa esattamente quello che dovrebbe fare, cioè l'interesse del paese e della popolazione? La verità è che non abbiamo il coraggio di ammettere che, per problemi grandi e complessi, spesso servono soluzioni drastiche e difficili, e preferiamo nascondere la nostra ipocrisia dietro principi morali apparentemente inattaccabili. Nessuno ha il coraggio di dirci, e di dire a sé stesso, che questo mondo ha un bisogno disperato di politiche per il controllo delle nascite, nessuno sembra in gradi di associare le guerre per il controllo delle fonti di energia con il mantenimento di standard di vita che non sono più sostenibili, e che l'aumento della popolazione globale rende sempre più fragili.
Ora andatelo a spiegare a tutti i sensibili sostenitori della vita, e a tutti gli sconsiderati che ancora ci raccontano che il preservativo è uno strumento malefico, e che fame e malattie si sconfiggono con l'amore.

sabato 27 giugno 2009

6 anni fa

26/6/2003-26/6/2009
Chi dimentica, ora lo sai, non è stato mai.

Colonna sonora consigliata per il post:
Jethro Tull - We Used to Know

Each to his own way, I'll go mine.
Best of luck with what you find
But for your own sake, remember times
We used to know.

giovedì 25 giugno 2009

mercoledì 24 giugno 2009

Credevo di essermi sbagliato. Credevo che, questa volta, avessi finalmente incontrato una donna che smentisse clamorosamente le mie supposizioni. Una donna che, vinta l'innata tentazione alla malizia grazie ad una pessima bottiglia di vino, avesse deciso di far parlare il suo cuore. E mi sentivo felice, perché tornavo a vedere la speranza, a mia volta, di incontrare una donna che pensasse nel suo stesso modo. Mi vedevo, improvvisamente, restituita la possibilita' di credere nel rispetto e nella sincerita'. Di tornare a sognare una relazione in cui l'amore fosse libero di esprimersi senza timore di essere deriso. Certo, due parole scambiate fugacemente, lontano dagli altri astanti, in un momento di debolezza ed improvvisa sincerita', non potevano essere abbastanza per sconvolgere anni di dissacranti e disilluse convinzioni sul rapporto di coppia. Ma per un attimo, quel suo tremare, forse dal freddo o forse dall'emozione, quel suo fissare il buio davanti a lei proiettandovi l'immagine di una persona lontana, non esente da colpe ma non per questo meritevole di stare male, tutto questo mi aveva riportato ai giorni in cui anch'io ero un illuso, e mi lasciavo trasportare. Poi finii per credere che lasciarsi trasportare fosse solo causa di sofferenza. Da allora non ho smesso di vedere dolore ovunque, quasi sempre accompagnato dalla cinica consapevolezza di chi ferisce e dalla rassegnazione di chi soffre. Ho sperimentato sulla mia pelle il sapore acre dell'inganno, stavolta dall'altra parte. Eppure ieri sera, per un attimo, mi sono rivisto in quella terrazza, rivolgermi a me stesso per dirmi che non tutti gli uomini sono uguali, che c'e' ancora qualcuno che gelosamente custodisce il rispetto per il partner come principio cardine della propria etica, e come diritto inalienabile per l'altro. Il momento di debolezza, indotto anch'esso dallo stesso, pessimo vino, mi spingeva a sentire una certa affinita', a rivedere un percorso parallelo, il viaggio, la paura, le emozioni represse e nascoste, i tetti di quell'angolo di Firenze. Ed infine il collasso, l'implosione, energia che non ha piu' la forza di espandersi e si concentra in un piccolo corpo dalla massa insostenibile. Ma vedevo, ieri sera, un finale diverso, di chi riesce a cogliere in tempo le parole necessarie a fermarsi prima di varcare il limite. Un finale in cui l'amore poteva vincere o perdere, ma in cui il rispetto avrebbe comunque trionfato. E, sospirando e guardando anch'io quello stesso buio, feci un respiro profondo e mi sentii rassicurato, di nuovo consapevole che non esistono certezze.
Poi la notte, il freddo, un solo alito di vento e ho visto il castello di carte crollare inesorabilmente. Ho visto le sue certezze, ispirate dai dubbi, tornare ad essere dubbi a loro volta. Le parole hanno il loro peso, a volte, ma quel peso e' spesso pari a zero. La tentazione a lasciarsi andare e' spesso una soluzione molto piu' agevole del dovere di assumersi le proprie responsabilita'. La decisione mostrata poche ore prima, la convinzione che fosse giusto lottare per difendere cio' in cui si crede, tutto cedeva di fronte all'insistenza della tentazione. Ma, in fondo, giusto e sbagliato sono concetti relativi, giusto e' tutto cio' che ci sentiamo di fare se ci sentiamo di farlo. E nessuno puo' permettersi di giudicare cosa sia giusto per un'altra persona. Mi aveva convinto, certo, che per lei la cosa giusta da fare fosse un'altra. Forse aveva commesso l'errore di convincere la persona sbagliata, solo per cercare di convincere sé stessa, senza riuscirci veramente. Ed io mi ero, ingenuamente, lasciato convincere, quando invece di fronte avevo una persona stanca di lottare per qualcosa del cui valore non era piu' certa. Poi, per lei, la scelta di lasciarsi andare, di tradire sé stessa prima di chiunque altro. Per me, solo la rabbia di lasciar andare, ancora una volta, l'illusione di non essere l'unico ad avere idee sbagliate. Stamattina, quando mi sono svegliato, ero solo, con le stesse idee di ieri. Il vento aveva portato via le carte, l'illusione, e quelle immagini proiettate sul buio.

martedì 23 giugno 2009

La canzone del giorno

Interpol, Evil

[...] Leave some shards under the belly,
Lay some grease inside my hand.
It's a sentimental jury
And the makings of a good plan.
You've come to love me lightly.
Yeah, you've come to hold my tight.
Is this motion everlasting
Or do shutters pass in the night?

lunedì 22 giugno 2009

La foto del giorno (e la Mano de Dios)

Related imageEra il 22 giugno 1986 quando Diego Armando Maradona vendico' l'orgoglio ferito di milioni di argentini realizzando all'odiata Inghilterra, nell'arco di tre minuti, i due gol piu' belli della storia del calcio. Tre anni dopo l'umiliazione a cui il popolo argentino era stato costretto da una dittatura di pagliacci mascherati da generali (e dalla gloriosa Royal Navy britannica) alle isole Falkland, ecco un uomo dal fisico non proprio atletico e slanciato ingannare il mondo e l'arbitro anticipando con la mano un portiere in uscita in presa alta; ed eccolo ancora, tre minuti dopo, mettere a sedere mezza nazionale avversaria ed entrare quasi in porta con la palla, chiedendo al mondo intero ormai ai suoi piedi: "cos'altro posso fare per voi, signori?"

martedì 16 giugno 2009

La giustizia, a volte, funziona

In soli due giorni, due notizie che rallegrano appena il torbido panorama, ma che è bene sottolineare. La prima, ieri, ci riporta con la mente a un evento che in pochi avranno dimenticato, ovvero la morte "volontaria" di Piergiorgio Welby (evento riportato agli onori delle cronache in tempi recenti per la triste vicenda di Eluana Englaro). Ebbene, seppure sembrino irrisorie le pene inflitte ai detentori della verità assoluta sul dovere di proteggere la vita ad ogni costo, senza curarsi del dolore della sofferenza e della pietà, il loro valore etico è immenso. Forse, allora, viviamo ancora in uno stato laico e, soprattutto, civile.

E dopo soli otto anni si conclude anche una vicenda che, sinceramente, non ricordavo ma che credo sia analoga a centinaia di altre storie che accadono ogni settimana e che molto di rado assurgono agli onori della cronaca. E' stato condannato in via definitiva un giovane ultras dell'Hellas Verona colto in flagranza di saluto romano. E' stata riconosciuta al gesto "la precisa volontà di diffondere idee fondate sulla superiorità o sull'odio razziale o etnico", poiché lo stesso "rimanda per comune nozione storica all'ideologia fascista, e quindi a un'ideologia politica sicuramente non portatrice dei valori paritari e di non violenza, ma al contrario fortemente discriminante ed intollerante, ad un regime totalitario che ha emanato leggi di discriminazione dei cittadini per motivi razziali".

E, a proposito di questa seconda sentenza, chissà cosa ne pensa lei.

Viet Nam

Riporto qui una serie di comunicati che pubblicai su Hattrick all'epoca di una delle piu' belle esperienze della mia vita. L'emozione che provai allora fu fortissima e particolare, avevo tra l'altro appena finito di leggere Asce di guerra, da cui presi in prestito il titolo di uno degli oggetti narrativi del romanzo per la mia serie di comunicati. Il viaggio fu costellato di momenti significativi, l'orchidea all'occhiello e il Palazzo della Riunificazione, l'amicizia con Kiet e gli alberghi di lusso, il Mekong e l'idea di orgoglio che il popolo vietnamita riusci' a trasmettermi. In seguito alcuni comunicati furono censurati per i loro espliciti contenuti politici, e purtroppo di questi si sono persi i riferimenti cronologici. E' bene che da qualche parte la mia personale memoria storica sia salvaguardata.


19 settembre 2008, ore 12:02
Saigon, cazzo.

Grazie a voi contribuenti, tra pochi giorni potrò rivivere in prima persona la scena del vecchio Martin Sheen che si sveglia, sudato, in una stanza d'albergo della attuale Ho Chi Minh. Spero solo che abbiano sostituito i vecchi ventilatori a pale e che non ci siano più elicotteri yankee a sorvolare la città. Se non mi doveste veder tornare, sarò andato a cercare il Colonnello Kurtz.


28 ottobre 2008, ore 09:22
Sulle orme dello zio Ho

Si parte per il Vietnam, per scendere lungo il sentiero di Ho Chi Minh ripensando alle geniali strategie di resistenza del comandante Giap e alle gesta di migliaia di uomini coraggiosi che lottarono per la loro libertà. Oggi quel sogno ci sembra svanito, offuscato dai fumi dello smog. Ma la lezione resta.


29 ottobre 2008, ore 12:11
Diari dello zio Ho

Giunti in Vietnam, il jet lag mi fa una pippa, i bagagli smarriti un po' meno. Decine di migliaia di motorini affollano le strade di Ho Chi Minh, sembra impossibile pensare che gli americani, qui, ci hanno perso una guerra. Albergo in puro stile coloniale, ma i francesi, anche loro, non ci sono più.


1 novembre 2008, ore 09:42
Diari dello zio Ho 2

Ritrovati i bagagli, lasciata Saigon. Ha Noi è sotto il diluvio da tre giorni, il nostro lussuoso hotel è su un lago, molte strade sono chiuse per allagamento. Decine di morti nelle province. La dignità e il coraggio di un popolo vengono anche dalle difficoltà di tutti i giorni, forse gli americani avrebbero dovuto mandare a combattere solo i negri di New Orleans.


Data e ora sconosciuti
Diari dello zio Ho 3

Il compagno Vice Primo Ministro vietnamita ricorda, davanti al ministro Scajola, ai vertici di Confindustria e ad una platea di imprenditori italiani, il legame di amicizia tra Italia e Vietnam, nato durante la guerra quando "oltre mille italiani volontari contribuirono a cacciare l'invasore americano". Tra le facce viola dei presenti, celato ma fiero alzo il pugno chiuso.


Data e ora sconosciuti
Diari dello zio Ho 4

Tornato in Italia, apprendo nell'ordine di: fascisti con spranghe a Piazza Navona; ironia razzista di Berlusconi su Obama; nuova rottura nella trattativa su Alitalia; sono uscito dalla coppa.

Che merda. Viva il socialismo.

lunedì 15 giugno 2009

Le citazioni del giorno

Sono tutte di Carl Sagan, le avrei potute lesinare, ma perché, in fondo?
Il numero di galassie esterne oltre la Via Lattea è quantificabile nell'ordine delle migliaia di milioni, ognuna delle quali contiene un numero di stelle più o meno equiparabile a quello della nostra galassia. Quindi se si calcola il totale stimato di stelle nell'universo, il numero che si ottiene è 1 seguito da 23 zeri, dove il Sole è semplicemente un'unità. E' un'utile misurazione della nostra rilevanza nell'universo. E questo vasto numero di mondi, l'enorme scala dell'universo, non è stata presa in considerazione, nemmeno superficialmente, da nessuna religione, e specificamente dalle religioni occidentali.
Il celibato dei preti è un'idea particolarmente buona perché tende a sopprimere ogni propensione ereditaria al fanatismo.
C'è una sola cosa che la Bibbia chiarisce: il suo Dio è un artefice maldestro. Non ci sa fare nella fase progettuale e non ci sa fare nella fase esecutiva. Dovrebbe ritirarsi dagli affari, se ci fosse della concorrenza.

Affermazioni straordinarie richiedono prove straordinarie.

sabato 13 giugno 2009

Eu sou Oxóssi!

Sou, eu sou Oxóssi, eu sou! Onde tem roda, eu vou! E ninguem vai me segurar!



Iniziai a praticare la Capoeira per gioco, ricordo di aver visto una roda al Parque del Retiro, un'estate, a Madrid, in un momento particolare (stavo litigando con Eleonora, e questo non sarebbe poi tanto particolare, ma era una discussione particolarmente pesante in un momento particolarmente pesante), e quando tornai a Roma decisi di provare, anche perché avevo lasciato il lavoro in piscina ed Eleonora era partita per Firenze. E sin dall'inizio rimasi affascinato dalla leggiadria dei movimenti di questo fascio di muscoli alto poco piu' di un barattolo, che rispondeva al nome di Mestre Ratinho. Ma non fu solo quello a colpirmi. Poco a poco iniziai a rendermi conto dello spirito che animava tutte le persone che frequentavano la palestra, dell'energia che ogni allenamento sprigionava, della continua sfida con se stessi che nessuno tramutava in sfida con gli altri. C'era, piuttosto, un desiderio di aiutare chi sbagliava, di dimostrare la propria maturita' correggendo gli errori altrui. Nel farlo nessuno si poneva con atteggiamento di superiorità. C'era rispetto, c'era sempre la mano tesa di chi ti aveva buttato per terra e subito ti aiutava a rialzarti. Fu così che riuscii a superare l'inevitabile timidezza iniziale e a entrare a far parte del gruppo. Poi venne il batizado, e ancora ricordo il calore e l'energia che quei tre giorni mi trasmisero (n.b.: per calore intendo temperatura, dentro quella palestra a fine giugno facevano 40 gradi, c'era un'umidita' che si aggirava intorno al 99% e fino a un metro da terra il fetore di piedi cotti rendeva l'aria letteralmente irrespirabile). Non avevo mai creduto al concetto di energia fino a quei giorni. Oggi a quell'energia do il mio piccolo contributo. Certo qui da Londra è dura, e la capoeira è una delle cose che mi mancano di piu'. Ma ogni volta che torno mi sento a casa, come se non fossi mai mancato (apparte il fatto che io sono sempre una pippa scandalosa e gli altri fanno i voli). Così come la settimana scorsa: quattro giorni di allenamento, tre di festa, per una media di 23.9 ore al giorno insieme al resto del gruppo. Gente che ha la forza di sudare ininterrottamente da mezzogiono alle 8 di sera, poi si incontra al baretto alle 11 per andare alla festa all'una e farsi cacciare dal locale alla chiusura, verso le 5. Per ricominciare a sudare a mezzogiorno del giono dopo (che è pure domenica).

E io mi ritrovo qui, per le strade di Londra, a pedalare solitario in mezzo al traffico con le cuffie nelle orecchie, intonando un sentito ringraziamento al mio mestre, che mi insegnò la capoeira.

giovedì 11 giugno 2009

Avrei voluto regalargli un libro sul poker, ma non ero sicuro che sapesse leggere.

lunedì 1 giugno 2009

Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band



1° giugno 1967, viene pubblicato in Gran Bretagna l'album "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band"

Capolavoro indiscusso dei Beatles (come quasi tutti i loro dischi) e della musica contemporanea, spesso considerato il più bel disco dei quattro di Liverpool (a torto o a ragione? non posso dirlo, poiché i gusti sono soggettivi), sicuramente è stato il 33 giri più influente del gruppo e probabilmente, anzi no sicuramente, della storia della musica. Uno dei dischi più venduti di sempre, Sgt. Pepper rappresenta una svolta storica dal punto di vista musicale, culturale, commerciale, simbolico. Primo concept album della storia, è anche il primo Lp a riportare i testi delle canzoni in quarta di copertina. Le dissolvenze incrociate, i loop, l'inner groove, il fischio per cani (!) rappresentano delle novità pressoché assolute per la musica dell'epoca. I riferimenti alle droghe, alla vigilia della Summer of Love, abbondano fin dalla copertina psichedelica, passando per la Lucy nel Cielo con Diamanti e per il circo di Mr. Kyte fino alla maestosa chiusura di A Day in the Life, dove Paul e John si lasciano andare ad affermazioni fin troppo esplicite (che spingeranno la BBC a censurare il brano e ad oscurarne i passaggi radiofonici). Costellato di riferimenti più o meno volontari alla morte presunta di Paul McCartney (indizi che John sarcasticamente sconvolgerà in Glass Onion l'anno successivo), dalla mano sopra la sua testa in copertina, alla foto di spalle nel pieghevole, alle parole e alle allusioni sparse lungo tutto l'album. Ma il potere di Sgt. Pepper è soprattutto nella musica, visionaria, profonda, complessa, punto di arrivo di un percorso cominciato nei club di Amburgo e che rese i Beatles il più grande gruppo della storia, grazie alla continua ricerca del confine per poterlo superare, aggirare attraverso il ricorso alla fantasia o più spesso attraverso la pazienza e la competenza dei tecnici di Abbey Road. Lennon, ad esempio, chiese (ed ottenne) da Martin di sentire l'odore della segatura in Being for the Benefit of Mr. Kyte!, scritta dopo aver comprato una vecchia locandina circense in un mercato dell'usato. McCartney voleva che un'orchestra di 40 elementi improvvisasse su 24 battute, Harrison andò a registrare a Bombay. Il risultato fu un album talmente potente che Jimi Hendrix volle rendergli omaggio suonando una cover della title track appena 24 ore dopo l'uscita del disco. Un disco che ha lasciato il segno.

Oggi sono passati 42 anni da quel 1° giugno, e ad ascoltare Sgt. Pepper si capisce il significato del concetto di opera senza tempo. Un disco immortale, che non invecchia, che ti regala nuove emozioni ad ogni ascolto. Un disco che idealmente doveva essere un viaggio nei luoghi della vita dei Beatles iniziato con Strawberry Fields Forever e con Penny Lane, viaggio piegato alla bieca volontà della casa discografica che voleva un nuovo singolo da pubblicare e che fece saltare il progetto (ma che fece venir fuori, paradossalmente, il più bel 45 giri della storia), Sgt. Pepper diventò un viaggio nei luoghi dell'anima, una sorta di colonna sonora per una Alice che ci accompagna per mano nel mondo multicolore di Bianconiglio e di Mr. Kyte. E come in un libro di Lewis Carrol, dove tutto è al contrario, i Beatles ci rivolgono il loro invito alla fine dell'ultima canzone: I'd love to turn you on.

Omaggio a Rosa Luxemburg

Su "L'Unità" di oggi viene ripercorsa brevemente la vita di Rosa Luxemburg, donna simbolo del comunismo, fondatrice insieme a Karl Liebknecht della Lega di Spartaco e insieme a Karl Liebknecht uccisa il 15 gennaio 1919. Spesso costretta al carcere per le proprie idee, attraverso la sua esperienza maturò la convinzione che «la libertà è sempre la libertà di chi la pensa diversamente». Lo scorso gennaio, nel cimitero del quartiere di Friedrichsfelde (ex Berlino Est) c'erano 80mila persone, che hanno deposto corone di fiori ai piedi della sua lapide. Il suo pensiero resta attuale, oggi come allora: in un mondo dove la cultura non è annebbiata dall'ignoranza, ci renderemmo conto che «chi non si muove, non può rendersi conto delle proprie catene».

giovedì 28 maggio 2009

Ho capito una cosa

A forza di leggere ogni sorta di notizia sull'affaire Berlusconi-Noemi, al di la' dell'inevitabile disgusto per la vicenda nel suo complesso, quello che si evince sullo sfondo, all'inizio in maniera sfuocata, poi via via sempre piu' nitida, e' l'immane squallore in cui versa il cittadino medio in questo paese. Una ragazza giovane e carina (ma questi poi sono gusti) viene praticamente programmata dalla madre, ex aspirante modella e valletta fallita, ad inseguire il sogno dell'apparizione in tv, come show-girl, velina, soubrette, chiamatela come vi pare. Il massimo modello culturale che questo paese e' in grado di esprimere e' la consacrazione del proprio corpo alla divinita' televisione, che sancisce irrevocabilmente la superiorita' di chi appare su chi rimane fuori, che trasforma un giudizio soggettivo in valore oggettivo e indiscutibile. L'educazione che si propone ai figli e' la ricerca del successo attraverso l'apparenza, con una sfacciata noncuranza verso l'impegno, lo studio, la cultura, la conoscenza, principii che nessuno insegue piu' perche' portano ad una vita nell'ombra, con un lavoro precario e la prospettiva massima di un'ascesa lenta verso una posizione di mediocrita'. Il successo e' l'apparenza, il fumo e' diventato piu' importante dell'arrosto e la societa' benedice il fumo. Chi difende l'arrosto e' un perdente, un emarginato, ed ancora peggio e' accecato dall'invidia verso chi, invece, ce l'ha fatta ad apparire.

Ci hanno costretto a vendere l'anima: qualcuno l'ha fatto con gioia, liberandosi di un peso di cui non coglieva il senso; noialtri che non ci siamo venduti, pochi a dire il vero, ci teniamo questo peso che ci fa guardare la gente con un profondo senso di impotenza e di sconforto, e ci costringe a dormire male la notte, angosciati dai fantasmi dell'ignoranza. Fantasmi tremendamente simili, nell'apparenza e nella sostanza, alle veline.

giovedì 21 maggio 2009

Ora non ci sono più dubbi

Suvvia, non può essere

[...] Si dice "esacerbato", il premier. Lui che, dopo il lodo Alfano, dai giudici non può più essere sfiorato. "Ho le spalle larghe, più mi picchiano più mi rinforzano ma un cittadino normale con questa situazione paga un prezzo troppo alto".
Evidentemente aveva letto questo, degno accadimento da dittatura latinoamericana anni '70.

L'unica nota singolare, nell'intera vicenda, è che questo ragazzo, alla fine, sia stato assolto.

mercoledì 20 maggio 2009

Viva il compagno Nichi

Traggo da Corriere.it di oggi le parole di Nichi Vendola su Maurizio Gasparri:

Per Vendola, Gasparri è un uomo «che usa le parole come corpi contundenti per difendere il proprio ruolo di maggiordomo. Questo signore, il cui stile è noto, che manovra le parole con la stessa cultura con cui da giovane manovrava altri strumenti, cerca di inibire il dibattito e l'approfondimento.»

Si vede che questo ha fatto la scuola di Frattocchie, fa quasi venire voglia di diventare froci.

martedì 19 maggio 2009

L'altra faccia della notizia

Dunque allora...

La Russa da' degli inutili ed incompetenti all'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. Sacconi dice ai contestatori di risparmiare ossigeno per il cervello. Si riferiva a La Russa?

Bondi chiede le dimissioni di Chiamparino perche' la cultura al Salone del Libro di Torino e' ancora in mano alla sinistra. Di nuovo Sacconi accusa la sinistra borghese e cialtrona di essere responsabile del livello salariale piu' basso d'Europa. Ma come fanno, a sinistra, ad avere tutto questo potere e a non contare un cazzo allo stesso tempo?

Bossi propone l'elezione diretta dei giudici da parte del popolo. Nel frattempo, la Lega propone la liberalizzazione della caccia e la possibilita' di farvi partecipare anche i 16enni. La speranza che questa proposta non abbia nulla a che fare con quella di Bossi, e neanche con le ronde, appare abbastanza debole.

Berlusconi ha detto che riferira' in Parlamento sulle motivazioni per la condanna dell'avvocato inglese Mills. Pare che sia il vero padre di Noemi Letizia, e che i soldi versati dal Presidente del Consiglio siano in realta' regalini per i compleanni della pupa.

venerdì 15 maggio 2009

Le foto del giorno



Il fotografo olandese Hugh Van Es e' morto stanotte all'eta' di 67 anni. Fu lui ad immortalare alcune immagini indelebili della guerra del Vietnam. La foto qui sopra, la piu' celebre, racconta della fuga degli ultimi americani dalla Saigon liberata dai Viet Minh nel 1975.

giovedì 14 maggio 2009

Notti magiche

-Sai, sto rivalutando i Take That, se non ne consideri l'aspetto boyband il loro pop non era malvagio...
-Scusa, chi sono i Take That?
-Dai, il gruppo di Robbie Williams!
-Robbie Williams era membro di un gruppo?!?

(colonna sonora consigliata per la lettura del post: Back for good)

Devo delle scuse

a me stesso, in primis, per l'offesa che sto per farmi stasera. Poi a tutti quelli che in questi anni mi hanno sostenuto e sopportato. A Orie', che ha dovuto metterci più pazienza degli altri per ovvie ragioni. Davvero, scusatemi.

Stasera esco con una francese.

mercoledì 13 maggio 2009

Allora, caro Ministro della xenofobia e del razzismo con delega alla soppressione dei diritti, onorevole Roberto Maroni, questo qui lo vogliamo passare per le armi? A quanto pare non soddisfa i requisiti di base per accedere alle meravigliose disposizioni del suo impianto di legge, non essendo, ahilui, negro e/o zingaro. Ma si ricorda, on. Ministro, dei bei tempi in cui ce l'avevate pure con i terroni? Questo e' di Rossano Calabro, in Calabria, al Sud, in Italia, cioe' proprio fuori dalla Padania. Lo spediamo in un bel centro di prima "accoglienza"? Gli diamo un bel foglio di via e lo accompagniamo alla frontiera con la Citta' del Vaticano*? O gli state gia' cercando un posto da sottosegretario alle Pari Opportunita'?

*e, in quel caso, dovra' pagare il biglietto d'ingresso alla Cappella Sistina?

martedì 12 maggio 2009

Il tramonto della civilta'

Colonna sonora consigliata per la lettura del post: The End

A meno di improbabili colpi di scena, domani la Camera dei Deputati approverà a larga maggioranza lo stupro dei diritti fondamentali dell'uomo e la cancellazione di ogni traccia di civiltà residua nel nostro Paese. Quel luogo, che vide nobili menti occupare i suoi scranni e animare dibattiti profondi sulle fondamenta sopra le quali costruire uno stato libero e democratico, domani assisterà impotente all'esecuzione delle volontà di un manipolo di xenofobi ignoranti, figli dell'arroganza e fascisti mai abbastanza ripuliti. La Camera approverà domani a larga maggioranza (sì, insomma, se non si fosse capito, a larga maggioranza) un pacchetto di norme che legalizza la legge del più forte, strappa al più debole il figlio appena nato, istituisce il nuovo reato di povertà etnica, autorizza la deportazione del povero di cui sopra in nuovi campi di concentramento. I diritti, la solidarietà, il rispetto, calpestati da chi non ha memoria, non ha passato, da chi pensa che il diverso sia il nemico, che il debole sia il problema, che la violenza sia la soluzione.

Ed io, che amavo così tanto la mia città e la mia squadra del cuore, mi vedo costretto a perpetuare il mio esilio volontario, chissà ancora per quanto. No, mi spiace, non ce la faccio. Finché potrò, finché me ne lasceranno il diritto, userò ogni strumento per provare a cambiare le cose. Purtroppo però non ho più fiducia nelle persone. Questo non è più il mio Paese.

La barzelletta del giorno

Berlusconi: «Sui barconi gente reclutata dai criminali».

Evidentemente il Presidente del Consiglio, dopo la separazione, aveva bisogno di una nuova domestica.

domenica 10 maggio 2009

La canzone del giorno

Every breath you take

Esiste gente convinta che la versione originale sia quella di Puff Daddy. Vi giuro, esiste, io ci ho parlato.

La foto del giorno

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Jurad sobre estas letras hermanos, antes morir que consentir tiranos!

sabato 9 maggio 2009














Va bene essere stato arruolato nella Gioventù Hitleriana. Va bene aver ritirato la scomunica al lefevbriano negazionista Williamson. Ma adesso addirittura sposare la causa palestinese e progettare un attacco suicida ad Israele mi pare troppo.

venerdì 8 maggio 2009

La citazione del giorno

Lui che offrì la faccia al vento
la gola al vino e mai un pensiero
non al denaro, non all'amore né al cielo,

sembra di sentirlo ancora
dire al mercante di liquore
"Tu che lo vendi cosa ti compri di migliore"?

La canzone del giorno


in realtà è di ieri (no, in realtà è del '67), la ascoltavo sull'iPod e riflettevo con un amico dello spirito di libertà, ribellione e sprezzo per l'autorità che il testo trasmette, e dell'odore di polvere alzata dal vento che il suono grezzo della registrazione trasmette. Al tipo che l'ha messa su youtube piace così tanto che ce la propone due volte. Ma ne vale la pena.
Attualità: oggi e' morto don Gianni Baget Bozzo. Sinceramente è una notizia che mi rallegra, le sue idee razziste, reazionarie e bigotte verranno sepolte con lui e se Dio vuole (ahahah) un giorno tutti quelli come lui staranno sottoterra.

Lost: mi sono proprio piaciuto nella puntata di ieri (la 5x15) quando esco dall'acqua dopo una bella immersione in apnea e tiro fuori un elastico per legarmi i capelli. Geniale!

Virtus: siamo secondi, ma non ne so nulla. Leggere i tabellini sul sito della legabasket è come fumarsi un sigaro senza toglierlo dall'involucro di plastica. Il sapore non deve essere granché, forse si riferiscono a quello quando dicono che qualcosa lascia l'amaro in bocca.

Sul Corriere.it di oggi appare un'intervista a Jas Gawronsky, il quale a un certo punto ricorda di un'intervista concessagli dal Papa nel '91: "Giovanni Paolo II rivalutò Jaruzelsky. Criticò Walesa, non l’eroe di Solidarnosc ma il leader politico mode­sto. Fece considerazioni positive sul comunismo, che badava ai poveri, e negati­ve sul capitalismo. Il giorno dopo mi chiamò il segretario e mi pregò di non scrivere nulla." Strano, in effetti non si capisce come abbia fatto Giovanni Paolo a sopravvivere in Vaticano fino al 2005. Avrebbero dovuto farlo fuori molto prima. Purtroppo l'intervista non fu mai pubblicata, altrimenti si sarebbe potuto assistere ad un bel confronto per la segreteria di Rifondazione tra un valdese e un cattolico. L'importante comunque era far sì che non ci arrivasse un comunista, alla segreteria.

Inizio

8 maggio 1945: entrava ufficialmente in vigore la resa incondizionata firmata dai vertici di ciò che restava della Germania nazista, ponendo così fine alla Seconda Guerra Mondiale.
E' probabile che anche in quel giorno di 64 anni fa si respirasse aria di un nuovo inizio. Oggi, più modestamente, l'aria che si respira non ha lo stesso sapore di libertà, ma e' pur sempre l'inizio di qualcosa. Una collezione di idee, pensieri, commenti di attualità ma anche un po' del cazzo che mi pare, del resto mi hanno spesso accusato di avere tendenze assolutistiche e dittatoriali, e sarò ben libero di essere dittatore di me stesso.