Poche idee, ma confuse.

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mercoledì 9 settembre 2009

Capitolo 1: la cena

Quella sera, Aleksej aveva organizzato il ricevimento nei minimi dettagli. La rossa Katrina era stata convinta a superare la propria profonda timidezza e ad accettare l'invito a casa Mannimàzov, dove Aleksej la aspettava con una manciata di patatine, mentre all'alcool avrebbero provveduto gli ospiti stessi. L'avarizia del fiero Aleksej poteva rappresentare la sua stessa rovina. Ciononostante, le probabilità di riuscita del diabolico piano non risultarono affatto inficiate: anzi, l'idea di estendere l'invito a una serie di coppie affiatate e disinibite avrebbe dovuto spingere la rossa Katrina nelle braccia di Aleksej. Tutto sembrava scorrere alla perfezione, l'alcool, il sale delle patatine, la gola che si seccava e provocava l'insistente necessità di altro alcool. Lo spaccio gestito da un kazako giusto all'angolo della strada polverosa fornì nuova linfa alla serata proprio quando questa sembrava scemare. La vodka veniva consumata copiosamente, la temperatura dei corpi si innalzava a contrastare gli effluvi dell'alcool e i primi segni del rigido autunno che sarebbe sceso di lì a qualche settimana dagli Urali.
Eppure qualcosa sembrava non funzionare. Mateja e Maurolija se ne resero conto, e subito rivolsero la loro preoccupazione allo Starec Marco. Questi dovette dapprima frenare il perfido tentativo di sabotaggio della bella Lizenka, che aveva cercato di avvelenare il bicchiere di vodka ormai satura del melenso andazzo della serata. Fu sufficiente un buon infuso di erbe e un'occhiata rigida ma compreniva da parte dello Starec per convincere la perfida Lizenka a ritirarsi nelle sue stanze. Solo a quel punto i tre poterono concentrarsi sul muro di ghiaccio che sembrava essersi eretto tra Aleksej e Katrina. Lo Starec inizò quindi ad intonare litanie mistiche dei più famosi asceti tardo medievali russi, tra cui Barry Whitevski e Stjepan Wonderskij. I risultati, purtroppo, sembravano tutt'altro che confortanti. Neanche un breve passo della famosa orazione di Marijus Bregazov diede i risultati sperati. A quel punto il giovane Maurolija decise di desistere e di andare a riposare, conscio che il duro inverno del cuore di Aleksej non avrebbe ceduto il passo neanche al calore dell'Inferno. La natura dell'Uomo non può essere cambiata, e quella di Aleksej si stagliava invincibile sopra il sorriso triste e deluso della rossa Katrina.

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