Poche idee, ma confuse.

Di che cosa parlo in questo angolo di spazio libero

mercoledì 15 maggio 2013

La questione morale

Diventa sempre piu' difficile vivere rispettando i propri principi morali. Ci muoviamo ogni giorno tra mille azioni quotidiane, in maniera generica ispirate ad una personalissima etica (quel misto di sentimenti personali, educazione, peer pressure e condizionamenti piu' o meno consci derivanti dalla societa'), e pronti a riconoscere e tollerare alcune contraddizioni, le eccezioni alla regola.
Quel che risulta difficile e' cogliere la sottile differenza tra l'etica che percepiamo e l'etica che pratichiamo. Mai ammetteremmo di essere disposti a fare o tollerare una determinata azione, salvo poi compierla o tollerarla inconsapevolmente. Non parlo di finta etica esposta ad uso e consumo degli altri, ma chiaramente di facciata; parlo nello specifico di cose che sinceramente riteniamo oltre il limite, spesso anche con intransigenza. Intransigenza che rende ancor piu' difficile riconoscere il fallo.
Leggevo oggi di una ricerca scientifica condotta da un economista su un gruppo di persone che, libere di scegliere, salvano le vite di topi di laboratorio in eta' da pensione finche' non viene introdotto un corrispettivo in denaro, in cambio del quale circa 3 topi su 4 vengono mandati al Creatore senza troppi rimorsi. I fattori economici influenzano i nostri comportamenti, e' la morale della favola. A che prezzo accetteremmo, pur riluttanti, di vendere nostra madre? Ma fin qui manca la sorpresa. Spostiamoci allora in Bangladesh, dove il crollo di una palazzina ha provocato la morte di oltre 1.000 persone. Bene, in quella palazzina molti colossi dell'abbigliamento producevano merce da rivendere in Occidente, e che con molta probabilita' stiamo indossando in questo momento. Mentre magari parliamo con un amico o controlliamo la mail sul nostro iPhone, prodotto dalla foxconn in Cina durante turni di 14 ore e salari che si aggirano sui 3 dollari al giorno per lavoratore. Ovviamente senza prevedere giorni di malattia, maternita', diritto di sciopero, ammortizzatori sociali. Accetteremmo una azienda in Italia che sottopone i propri lavoratori a suddette condizioni? Lasceremmo persone a cucire in stabili che sono delle vere e proprie bombe ad orologeria (questo, a quanto pare, lo facciamo, vedi il crollo della palazzina a Barletta)? Eppure, siamo disposti a rinunciare al nostro telefono, o alla maglietta che indossiamo? O saremmo disposti, almeno, a pagare un giusto prezzo per questi oggetti al fine di garantire condizioni di lavoro umane (chesso', 3000 euro per un telefonino)?
E si potrebbe andare avanti all'infinito, dalle banane che compriamo al supermercato al fatto stesso che compriamo al supermercato. Io personalmente non compro libri su amazon e non mangio da Mcdonald e non bevo coca cola, ma dubito che le tre aziende risentano particolarmente delle mie azioni individuali. E comunque uso un Samsung e compro jeans e boxer da Gap. Per limitarmi ai comportamenti legali. E quindi? Torno a casa disperato tutte le sere pensando ai crimini di cui mi rendo complice? Mi straccio (letteralmente, in questo caso) le vesti? No. La vita e' una merda, e lo rimane indipendentemente dai miei comportamenti. Per quanto possibile cerco di informarmi, di fare delle scelte consapevoli e ragionate laddove possibile, e di non lanciarmi in una critica ipocrita se io stesso ho le mani e la coscienza sporche. Cerco di dare il mio contributo per rendere migliore la vita di qualcun altro, e non perdo occasione per fare presenti le mie personalissime ragioni a motivare piccole azioni che individualmente non portano a nulla, ma collettivamente possono avere un impatto. Risultando piacevole come un gesso strusciato con le unghie su una lavagna mentre uno stereo trasmette Guccini. Ma almeno ci penso, e magari non servira' a niente, ma non mi illudo che il mondo sia meraviglioso, e che un barattolo di pelati possa costare veramente 1 euro.