Poche idee, ma confuse.

Di che cosa parlo in questo angolo di spazio libero

domenica 5 dicembre 2010

Post di cronaca

Mi trovo costretto a commentare un fatto di cronaca, ché di solito mi guardo bene anche solo dal leggere sul giornale. E' storia recente l'omicidio di Sarah Scazzi, per quanto ne so una storia di orrore familiare. E' storia ancora più recente la sparizione di Yara Gambirasio, e un tunisino è stato fermato con l'accusa di omicidio e occultazione di cadavere. Colpevole o innocente, sinceramente non mi riguarda e non mi interessa. Ciò che mi spinge a scrivere e commentare non è il circo mediatico che l'Italietta costruisce attorno a questi casi di cronaca nera (come fu per l'omicidio di Meredith o per quello di Chiara Poggi o per la strage di Erba o il delitto di Cogne o, ancora più indietro, la ragazzina che uccise la madre e il fratellino di cui ho rimosso il nome, anzi no, Erika) o il triste spettacolo dei pullmann di turisti dello squallido che si recano in pellegrinaggio sui luoghi del delitto, ma un articolo apparso su Repubblica. In cui un giornalista alle prime armi (a giudicare dalla qualità lessicale del pezzo) ripercorre le centinaia di messaggi apparsi su facebook in merito alla vicenda.
In primo luogo non sapevo che commentare su un forum fosse argomento di cronaca, e a giudicare dal contenuto dell'articolo in effetti sembra non esserlo. Un'accozzaglia di luoghi comuni espressi in un italiano povero ('rimettiamo la pena di morte'), attestati di ignoranza ('basta con questi rumeni extracomunitari'), falsi miti a sfondo razzista e vagamente sessista ('i clandestini vengono a rubarci il lavoro e a violentare le nostre donne'). Ma evidentemente quando su un argomento c'è poco da dire, si ricorre alle opinioni della gente di strada, sul modello brevettato da 'La vita in diretta' per far meglio capire a noi lettori incapaci di formarci un'opinione come veramente la pensiamo. Ma nessuno sembra preoccupato del fatto che, mentre una ragazza scompare, la società civile (o morbosi virtuali?) si mobilita su internet iscrivendosi al gruppo 'ritroviamo Yara' (Yara poi, ma che nome è?). A che serve? Chi ne beneficia? Anche volendo considerare il valore 'sociale' di un social network, quale lato della nostra personalità viene evidenziato dal sottoscrivere un tale appello? Si intende solo dare libero sfogo al razzismo imperante ed ipocrita di quelli che dicono 'io non sono razzista, ma questi rumeni extracomunitari...' mentre la badante rumena (ricordiamolo, non extracomunitaria) pagata in nero gli rassetta la cucina? E, nel caso, vale veramente la pena scriverci un articolo di giornale?

martedì 30 novembre 2010

La citazione del giorno

La speranza è una trappola inventata da chi comanda. Ci vorrebbe la rivoluzione.
Mario Monicelli (1915-2010)

mercoledì 17 novembre 2010

Che schifo

Tutti assolti gli imputati dell'ultimo processo per la strage di Piazza della Loggia, a Brescia. Si chiude così, probabilmente per sempre, la speranza di vedere condannati i responsabili di uno dei momenti più bui della Strategia della Tensione. Dietro le sbarre comunque no, ché Delfo Zorzi è cittadino giapponese e Pino Rauti ha più di settant'anni (sempre sia lodato Cesare Previti). Ma ancora una volta lo Stato nega ai suoi cittadini giustizia e l'umiltà di condannare sé stesso attraverso i propri servitori. Perché tra gli assolti vi sono anche un generale dei Carabinieri e un agente dei servizi segreti. Solito copione, solita vergogna, per un paese che ancora non ha trovato il coraggio di fare chiarezza sul propprio passato. La lettura più inquietante di questa sentenza viene dalle dichiarazioni del presidente dell'associazione familiari delle vittime: "Stiamo ancora combattendo con un Parlamento che ti dice che sull'applicazione della legge sul segreto di Stato, a quattro anni dalla sua approvazione non ci sono ancora i regolamenti applicativi. Non c'è volontà di affrontare quegli anni". Un paese che non sa guardare al proprio passato è un paese senza futuro.

sabato 2 ottobre 2010

La citazione del giorno

[...] io non divido gnente co' nessuno:
fo er socialista quanno sto a diggiuno,
ma quanno magno so' conservatore
(Trilussa, Er compagno scompagno)

mercoledì 8 settembre 2010

Il tempo guarisce ogni ferita

Dicono che il tempo guarisca ogni ferita. Ed è drammaticamente vero. Per quanto si voglia pretendere che certi avenimenti ci abbiano segnato per sempre, e che il dolore ci abbia resi unici in un certo senso, perché nessun altro ha provato lo stesso dolore, basta aspettare. E torneremo ad essere esattamente come tutti. Insensibili al nostro stesso dolore.

martedì 24 agosto 2010

Cosa avrà voluto dire?

It is unusual for a prime minister to have a child while in office. Tony Blair's fourth child, Leo, was born in 2000 when the Blairs were living in Downing Street. He was the first legitimate child born to a serving prime minister since 1849.

domenica 8 agosto 2010

Salutate la capolista

Con uno scoppiettante 4-0 rifilato al Barnsley, il Queens Park Rangers si guadagna la vetta della classifica di Championship, seppure alla prima giornata. Il che rende un evento in sè relativamente importante in un momento storico, giacché se la memoria non mi inganna l'ultima (e fino ad oggi unica) volta che mi ero potuto permettere un'affermazione come quella del titolo era stata nel 1999, quando la Virtus esordì contro una Viola sull'orlo del fallimento e che si presentò al Palaeur con la squadra juniores. Allora lo scarto fu di 60 punti, ma la stagione finì in maniera fallimentare. La speranza è che al Queens Park Rangers possa andare meglio.

Trasloco

Dopo 11 mesi lascio la mia stanza al primo piano del numero 6, Englefield Road. Era il 5 settembre di un anno fa quando per la prima volta varcai la soglia di quella che sarebbe stata la mia nuova casa. In questi 11 mesi la mia vita è cambiata, per certi versi in maniera radicale e improvvisa, per altri in maniera lenta e graduale. Tante cose non sono più le stesse, eppure un senso di perplessità mi pervade. Perché nonostante i cambiamenti più dolorosi siano avvenuti proprio dentro queste mura, per la prima volta dopo tanti traslochi vengo percorso da un vago senso di nostalgia. Quasi a non voler credere fino all'ultimo che certe cose siano veramente successe, e poi a rendersi conto solo nel momento in cui si dice addio ai luoghi dove sono accadute che il dolore è stato reale. Ormai quasi solo dei ricordi lontani, che a volte riaffiorano e strappano un sospiro. Però oggi sono di nuovo qui, in tutto il loro vigore, a ricordarmi degli eventi che hanno sconvolto questa esperienza. Quasi un destino il mio, di partire verso nuove avventure che quasi sul nascere vengono sconvolte da traumi improvvisi, inattesi e dolorosi. Fu così a Madrid, lo stesso è stato qui.
Ma poi si cambia casa, e si lasciano dentro vecchie mura ciò che vi è accaduto. Forse solo domattina, varcando per l'ultima volta questa soglia, potrò dirmi finalmente libero da quello che ho vissuto in questa casa. A cui però, inspiegabilmente, sento di essere legato: non posso dire di essere stato felice, ma questo luogo resterà comunque testimone di un momento importante. Per la felicità saprò aspettare la prossima casa.

lunedì 2 agosto 2010

Il buio è socialista

Sperduto nella campagna inglese, tra Bath e Marlborough, arrivo nel cuore della notte in un luogo che da subito appare magico. Di tipicamente inglese c'è tutto: dall'erba perfettamente tagliata e curata alla birra cattiva, dal barbecue al freddo umido e alla pioggia di una notte d'agosto. Manca solo la nebbia che sale dalla brughiera, ma la temperatura ci costringe comunque intorno al fuoco a cercare un po' di tepore. Fuoco che costituisce l'unica fonte di luce nella notte buia. E al buio, tutto appare diverso: le ombre, le parole, i volti. Le timide fiamme dipingono profili e idee, il calore invita ad aprire la mente e a parlare liberamente. Il buio è socialista: al buio si trova il coraggio di parlare, al buio le donne sembrano bellissime. Il buio ci rende tutti uguali, il buio cancella le differenze. Il buio è socialismo allo stato puro, è l'essenza stessa del socialismo.

La mattina, al risveglio, la luce riporta alla realtà. Alla luce del sole non si può mentire, non si può nascondere l'apparenza, la forza dell'uguaglianza viene a mancare e così tutto ritorna alla normalità, tra sguardi inquisitori e silenzi diffidenti. Viva il buio, viva il socialismo.

martedì 20 luglio 2010

Eroi per caso

D. "Presidente, anche secondo lei Vittorio Mangano e' un eroe?"
R. "No, Vittorio Mangano era un cittadino italiano pluricondannato per reati connessi alla Mafia. Per me gli eroi sono coloro che hanno dato la propria vita al servizio dello Stato."

Risposta esatta, Presidente Fini. Senza dubbio lo stalliere Mangano non era un eroe. Risposta esatta ma troppo semplice, certo attinente alla domanda posta ma non esauriente. Perché ci dovrebbe spiegare allora cosa ha da condividere politicamente lei con coloro che definiscono Mangano un eroe. Perché ci dovrebbe anche spiegare esattamente cosa intende per eroe al servizio dello Stato. Erano dunque eroi i poliziotti condannati per le violenze perpetrate durante il G8 di Genova, che lei ha alacremente difeso e di cui era direttamente responsabile, essendo all'epoca Ministro dell'Interno? Non credo, eppure erano (e sono rimasti) servitori dello Stato, fedeli esecutori di ordini precisi provenienti dalla Questura. Basta servire lo Stato per assurgere al ruolo di eroe? Io non credo.
E chi ha dato la vita allo Stato, contro la propria volonta' e senza servirlo? E' un eroe il ferroviere Pinelli? Sono eroi coloro che lasciarono le loro vite a Piazza Fontana, alla Stazione di Bologna, a Piazza della Loggia? Io non credo. Credo anzi che queste persone avrebbero preferito rimanere dei perfetti nessuno nella nostra storia, e continuare a vivere le proprie vite. E invece lo Stato li ha fatti diventare eroi, martiri loro malgrado. Qualcuno sta ancora aspettando di capire se siano stati uccisi per colpire lo Stato, o per mano dello Stato. Che cosa pensa il Presidente Fini di stragi commesse da uomini che portavano allora la sua stessa bandiera? Cosa pensa il Presidente di uomini che ancora oggi condividono la sua stessa bandiera, e nelle loro funzioni di Ministri proclamano eroi coloro che, arruolandosi nelle file della Repubblica di Salo', combatterono contro lo Stato? Sono anch'essi eroi? E sono eroi coloro che invece scelsero di dare la loro vita e il loro sangue per consentire a tutti, anche al Presidente Fini e ai suoi Ministri, di esprimere liberamente la propria opinione?
Perche' e' facile rispondere a una domanda semplice. Vittorio Mangano non era un eroe. Vorrei pero' sapere da Fini chi si puo' definire tale. E vorrei anche sapere chi invece non puo' esserlo, e vorrei sentirlo dire ad alta voce. E' un uomo furbo colui la cui mano destra finge di non sapere cosa fa la mano sinistra? Basta indossare una divisa per essere un eroe? E se la divisa e' quella sbagliata?

mercoledì 7 luglio 2010

¡Gora San Fermín!



Come ogni anno, il Txupinazo del 6 di Luglio ha dato il via alle celebrazioni di San Firmino. Stamattina il primo encierro. Ieri scontri tra indipendentisti e polizia. Per me Pamplona resterà sempre il ricordo di una settimana incredibile, con persone meravigliose, in un luogo magico. Una settimana di notti insonni, macchine come giacigli raggiunte a fatica alle 8 del mattino, sveglie a mezzogiorno a base di kalimotxo, shampii alla fontanella, inganni, litigi, racconti di stranieri e nativi, l'emozione nel sentirsi dire "tu non sei un guiri". Per questo ogni anno ripenso alla settimana che fu, e un brivido mi scorre lungo la schiena. ¡Viva San Fermín! ¡Gora San Fermín!

lunedì 31 maggio 2010

Ridimensionamento

L'uomo saggio non è colui che non commette mai errori, ma colui che sa come trarne giovamento.
Così diceva un uomo saggio, che come tutti i saggi fu in grado di commettere le peggiori nefandezze. Ci siamo persi di vista, qualche contatto sporadico, ma in questa serata triste mi sovviene questa sua affermazione (sulla cui paternità effettiva non potrei giurare). Avevamo delle belle conversazioni, parlavamo di filosofia, di politica, di donne e di religione. Di futuro non ancora, ché era troppo presto. Quando arrivò il momento, ci separammo.

Ridimensionamento è una parola dura, brutta, già dalla grafia trasuda la sua ostilità, la pronuncia non è scorrevole. Il significato si associa irrimediabilmente a delle ambizioni da rivalutare, a delle speranze deluse, alla necessità di ricominciare da capo o di continuare in maniera diversa. Si implica che la scelta di cambiare rotta non dipende dalla nostra volontà ma ci è stata imposta. I miei trascorsi da tifoso attivo della Virtus mi hanno ben insegnato cosa significhi ridimensionare, tra aspettative e fallimenti ho idea che la vera dimensione della Virtus e di noi suoi poveri tifosi sia così infima e miserrima che forse neanche un esperimento congiunto tra il CERN di Ginevra e il laboratorio INFN del Gran Sasso riuscirebbe a misurarla. Leggo in questi giorni dell'ennesimo fallimento della stagione Virtus, con due grandi differenze rispetto al passato: quest'anno il fallimento si è mostrato in tutta la sua trabordante magnitudine sin da inizio stagione, ed io non ne sono stato partecipe per nulla. Un amore che sembra svanito con la distanza, a dispetto di tutte le leggende in merito. E che si è tramutato in distacco.
Poi ci sono le donne. In quel campo il ridimensionamento è una costante, per certi versi, e una variabile per altri: perché c'è sempre, ma arriva senza criterio, a volte molto presto, a volte troopo tardi. Pensavo che l'ultimo episodio di Lost, la scorsa settimana, potesse rappresentare simbolicamente la fine di un ciclo. Del resto lo avevo iniziato a vedere con una persona accanto, poi mi ero ritrovato ad andare avanti da solo, poi quella persona si riprese il diritto a sedersi accanto a me ma non tornò mai a farlo. Continuammo a viaggiare insieme, per un periodo, ma in realtà ognuno sulla sua strada.
La mia mi ha portato infine qui a Londra, con delle idee e dei progetti, e il fatto che nuove idee e nuovi progetti stessero affiancandosi a quelli originali, proprio mentre Lost si chiudeva, mi fece credere e sperare che un nuovo ciclo si stesse aprendo. Mi sbagliavo. In una settimana molte aspettative sono rimaste disattese, molte speranze si sono tramutate in rammarichi, costanti e variabili si sono presentate all'unisono, il progetto più importante è fallito.
Ora ci sarebbe bisogno di fermarsi a riflettere, prendersi un momento per pensare al passato e al futuro. Ma non si può, devo continuare a correre, almeno per un po'. Poi potrò sedermi, da solo, a riflettere sulle dimensioni del mio ridimensionamento. Non vedo l'ora.

sabato 29 maggio 2010

La canzone del giorno

The Beatles, Day Tripper

Got a good reason for taking the easy way out.
She was a day tripper, one-way ticket yeah,
it took me so long to find out and I found out.
She's a big teaser, she took me half the way there.
She was a day tripper, one way ticket yeah,
it took me so long to find out and I found out.
Tried to please her. She only plays one-night stands.
She was a day tripper, Sunday driver yeah,
it took me so long to find out and I found out.

venerdì 28 maggio 2010

Parliamoci chiaro

Io una ragazza non l'ho mai rimorchiata. Anzi sì, un paio, così andando a memoria mi viene in mente quella volta che ho usato una bambina come esca. Però le mie storie le ho avute. E come è stato possibile? Venivano loro da me. Spesso mi chiedevo perché, per quale motivo, cosa ci fosse dietro. Cioè, che venissero da me mi sembrava proprio una cosa assurda. Però per questo stesso motivo ogni volta che mi è capitato me ne sono fatto una ragione, ho messo da parte le domande e sono andato avanti. Così anche stavolta ho pensato che fosse strano, però non stava a me stabilire se tu dovessi venire da me. Era una tua scelta, e a me toccava solo rispettarla. Qualcosa però non deve essere andato nel verso giusto, se ora sto qui a chiedermi per quale motivo sia tanto difficile dire di no. Tanto più che lo devi dire a me. Tanto più che la scelta di metterti in condizione di dover dire di no l'hai fatta te. A me non sarebbe mai venuto in mente di chiederti nulla, ma tu hai insistito, mi hai forzato a chiederti di uscire, me l'hai implorato, te l'ho chiesto e mi hai detto di sì. Poi ti ho dato, altra mia caratteristica, milioni di occasioni per fare un passo indietro, per dirmi "ehi, aspetta, ma io veramente sto qui a farmi corteggiare DA TE?" ma niente, tu non le hai sfruttate. Poi alla fine ti neghi e, per parafrasare il grande coach Svetislav Pesic, mi apostrofi con un "are you disappointed?" Certo che sono disappointed, potevi dirmelo subito, potevi risparmiarmi 24 canzoni, potevi darmi un pensiero di meno, potevi farmi sprecare meno tempo. Ma, ancora, non era giunto il momento di dirmi no. L'hai voluto rimandare, hai voluto che io pensassi che non eri come tutte le altre. Alla fine l'onere della prova era a tuo carico, per tua volontà. A quel punto... niente, proprio non ce la fai.

Io certe cose non riesco proprio a spiegarmele.

martedì 18 maggio 2010

La fine di un incubo

Dopo quasi cinque mesi si torna a vedere la luce. Ed è quanto meno singolare che la luce si riveda in un giorno di pioggia, e che il ritorno a casa sia accompagnato da un forte odore di abiti bagnati. Ma non solo. Leyton diventa finalmente un luogo reale, vero, fatto di case e di persone. L'acqua scorre su tutto il corpo e sembra quasi voler purificare l'animo, come una catarsi. Forse non è un caso se da domenica, da quella pedalata a Leyton, tutto sembra avere un odore diverso. Messico e nuvole? La pioggia c'era, ora si attende il resto.

lunedì 17 maggio 2010

La citazione del giorno

"European regulation is socialism through the back door." (Margaret Thatcher)
Ecco perché si studiano politiche e governo dell'Unione Europea.

giovedì 6 maggio 2010

L'Inghilterra é un paese meraviglioso

Per tante ragioni. 1) qui, a quanto pare, quando speri che qualche politico fascista ci rimetta le penne, ció accade. Certo, Nigel Farage non é morto, ma c'é andato molto vicino e, ironia della sorte, il suo aereo privato é precipitato troppo tardi perché ció possa avere effetti benefici per il suo partito. E poi, meglio che sia sopravvissuto, augurare la morte é troppo cinico ma almeno deve aver sofferto molto. E noi ci teniamo la nostra coscienza bella pulita. 2) qui si puó scambiare il voto. Credevo fosse illegale, ma a quanto pare, paese che vai usanza che trovi. Leggevo un articolo sul voto tattico e mi imbatto in questa meravigliosa possibilitá di scambiare il voto sprecato nella propria circoscrizione con qualcun altro che invece lo trasformerá in voto utile. Certo, questo vuol dire votare per un altro partito, magari per i Tories, ma non sta scritto da nessuna parte che devi rispettare gli accordi... 3) le agenzie di scommesse accettano puntate sui risultati nei singoli collegi. Quindi in linea teorica si possono mettere d'accordo un significativo numero di elettori, votare tutti per un piccolo partito e incassare grosse vincite. 4) ho potuto votare anch'io, ma soprattutto ho potuto votare comunista.

venerdì 30 aprile 2010

E io ero Sandokan

Marciavamo con l’animo in spalla
nelle tenebre lassù
Ma la lotta per la nostra libertà
il cammino ci illuminerà.
Non sapevo qual era il tuo nome
neanche il mio potevo dir
il tuo nome di battaglia era Pinin
ed io ero Sandokan.
Eravam tutti pronti a morire
ma della morte noi mai parlavam
parlavamo del futuro
se il destino ci allontana
il ricordo di quei giorni
sempre uniti ci terrà.
Mi ricordo che poi venne l’alba
e poi qualche cosa di colpo cambiò
il domani era venuto
e la notte era passata
c’era il sole su nel cielo
sorto nella libertà.


http://www.youtube.com/watch?v=B-u2wg3jYfw&feature=related

giovedì 29 aprile 2010

Addio Furio



Se n'è andato ieri uno degli uomini che ha portato l'Italia fuori dal fascismo. Uno che andava in giro con l'Unità sotto al braccio. Un maestro del cinema italiano, che insieme ad Agenore Incrocci aveva dato vita al duo Age&Scarpelli, marchio di fabbrica della commedia all'italiana, genere prima disprezzato, poi amato, poi svilito. Innumerevoli i film capolavoro che portano la loro firma e segnano il racconto di un'Italia che cercava di ripartire, di uscire dagli anni nefasti della dittatura, che sopperiva con l'arte di arrangiarsi all'assenza di forza, soldi, speranza. Da "I soliti ignoti" a "C'eravamo tanto amati", da "La grande guerra" a "Tutti a casa", da "L'armata Brancaleone" a "Il buono, il brutto, il cattivo". In ognuno di questi film il ritratto di personaggi comuni, che riuscivano a strappare un sorriso e una riflessione, che diventavano eroi per il loro essere antieroi. Che si rendevano conto, alla fine, di essere buoni al massimo per lavorare, che (moderni Robin Hood) volevano rubare ai ricchi ma non avrebbero mai tradito i poveri, che sognavano un paese diverso e acculturato, che avrebbero ucciso per soldi ma si sarebbero fatti uccidere per amore. Che andavano dal re della mezza, ed ordinavano sempre una mezza porzione di pasta e ceci, abbondante. Mai una sana, scarsa.

domenica 25 aprile 2010

Ora e sempre, Resistenza

Diventa sempre più difficile resistere. Resistere agli agguati che il 25 Aprile subisce regolarmente ogni anno. Resistere al tentativo di screditare e delegittimare la lotta partigiana. Resistere agli attacchi di chi getta fango su coloro che lottarono per la libertà. Resistere a coloro che vogliono sovvertire la storia e convincerci che i partigiani erano il male che per fortuna non ha vinto. Resistere al dilagare di un neofascismo spesso mascherato, razzista, ignorante, violento. Resistere a chi cerca di sdoganare coloro che combatterono dalla parte sbagliata. Resistere a chi vuole far diventare tutti uguali, uniformare, omologare ed infine dimenticare.
Eppure il ricordo della lotta partigiana antifascista resiste, si rinnova, si perpetua ed è ogni anno più forte nel cuore di chi non vuole dimenticare il sacrificio di coloro che contrbuirono, con la loro Resistenza, a dare a noi tutti la libertà.

"Ogni contrada è patria del ribelle, ogni donna a lui dona un sospir. Per la notte lo guidano le stelle, forte il cuore e il braccio nel colpir."

mercoledì 14 aprile 2010

Was it that I failed to live up to your expectations? Was that it, subliminal rage that I was not healing your deep-suited daddy wound? Or was it that you were just having fun?

martedì 13 aprile 2010

L'arte immortale, gli immortali vizi

Il 10 Aprile 1970, Paul McCartney annunciava al mondo che i Beatles non esistevano più. Con queste parole Mark Lewisohn chiude la sua prima grande fatica letteraria sulla storia dei Beatles. Una guida spirituale che accompagna il lettore giorno per giorno nella vita dei quattro di Liverpool che cambiarono la musica e il mondo, in un percorso che si chiudeva pubblicamente quel 10 Aprile di quaranta anni fa. A distanza di 40 anni da quel giorno, la Santa Romana Chiesa perpetra il vizio delle scuse tardive, già recitate per Giordano Bruno, Galileo Galilei, qualche milione di ebrei lasciati silentemente morire nei campi di concentramento solo per citare i primi che mi vengono in mente. Ora è il turno dei Beatles, tacciati allora di satanismo e oggi perdonati, perché tutto sommato la loro musica non era niente male. E a molti questo perdono appare quanto meno inusuale per la tempistica (certo, il quarantennale dello scioglimento), in un momento in cui un altro classico vizio delle gerarchie ecclesiastiche viene messo al centro dei riflettori. Possiamo discutere di quale vizio sia più inviso agli occhi di Dio, se la condanna del libero pensiero o la molestia dell'infante. O possiamo ancora una volta schierarci dalla parte dei Beatles e dire, come ha fatto Ringo Starr in proposito, "I couldn't care less".

The Beatles, 5 Ottobre 1962-10 Aprile 1970

giovedì 8 aprile 2010

Non capisco perché

Anche stavolta, sono tornato a Roma e da Roma me ne rivado con il solito, grande, quesito amletico: ma perché mi ostino a tornare*? Non ho fatto a botte, non ho insultato, non sono riuscito a parlarle, né a dirle che avrei preferito Emanuele a Daniele, non ho avuto quella tranquillità che speravo di ritrovare a "casa", dopo averla persa qui. Poi il dottore ti dice che sei stressato, e che dovresti eliminare le cause dello stress. Certo dottò, io ce provo pure, ma veda un po' lei se se pò annà avanti così. Altro che gocce di valeriana.

*almeno stavolta sono riuscito ad andare a vedere la Virtus. Giachetti ci trascina alla vittoria. Forse era meglio se al posto dei tranquillanti mi facevo dare degli antidepressivi.

martedì 23 marzo 2010

Questo blog sostiene la lotta

del sindacato internazionale calciatori, che chiede a gran voce libertà di bestemmia. La norma varata dalla Federcalcio, infatti, viola il principio della libertà d'espressione e, aggiungo io, quelli della libertà di pensiero, della non distinzione religiosa, della ruvidità del calcio giocato e dell'anticlericalesimo. "Hanno perso un'occasione per stare zitti", ha commentato il presidente del CONI Gianni Petrucci (che tale occasione la perde ogni volta che apre bocca). Aggiungo io che un po' tutti, secondo lui, perdono una buona occasione quando bestemmiano. Perché è questa la filosofia imperante e la cartina al tornasole del nostro livello culturale: anche se si tratta di linguaggio triviale, di espressioni offensive, di parole inutili, il messaggio che si vuole trasmettere è che si può parlare solo per assecondare il volere del padrone. Qualsiasi forma di dissenso deve essere censurata.

E visto che con la libertà non si scherza, è meglio iniziare a difendere anche la libertà di bestemmia.

lunedì 22 marzo 2010

L'impresa, la distanza e le associazioni spiacevoli*

Ieri la Virtus Roma ha battuto Siena, dopo 41 partite e 385 giorni di imbattibilità nel campionato italiano. Una piccola gemma da parte di un gruppo criticato, male assemblato e che finora aveva mostrato scarsa coesione e spirito di squadra. A guidare l'impresa di ieri Jacopino Giachetti, ragazzo dai molti pregi pochi dei quali però riconducibili a un campo di basket. Il suo acquisto infatti significò la costante presenza al palazzo della moglie Melita, perla di rara bellezza e (a detta dei ragazzi di Livorno) stronza di proporzioni colossali. Non stento a crederlo. La sua immagine, del resto, rimandava la mia mente ad un'altra grande stronza, ora quasi mamma. Alla fine i grandi amori sono sempre il preludio a delle grandi inculate. E la mente va irrimediabilmente ad un'altra grande inculata, quella dell'ultima squadra che sconfisse Siena oltre un anno fa: quella squadra era la Fortitudo, retrocessa a fine anno, poi fallita, ora alla guida della serie B eccellenza. Eppure da laggiù si racconta di un PalaDozza stracolmo, come da quassù si attende con ansia il ritorno a casa perché finalmente potrò tornare dalla mia amata e dimostrarle che la distanza rafforza l'amore, non lo distrugge. Perché l'amore è invincibile. Quindi anche se ormai rassegnato a giocare l'anno prossimo in B eccellenza, sarò sempre al suo fianco, la mia Virtus, l'unico amore che mi ha fatto ridere, piangere, soffrire, ma che non mi ha mai tradito e non mi tradirà mai.


*Questo post è dedicato all'ennesima ragazza di cui mi sarei potuto perdutamente innamorare, per la quale avrei potuto perdere la testa, fare follie, ricominciare a credere che quelle mie convinzioni non siano poi del tutto utopia. Perché non si può uccidere un'idea, c'è un mondo dentro.

martedì 16 marzo 2010

"Sono solo parole!"
"E cosa ti aspetti, algebra?"

Michael Foot (23 luglio 1913 – 3 marzo 2010), marxista,
alla House of Commons, 1980.

lunedì 15 marzo 2010

La canzone del giorno

R.E.M., Bang and Blame

You kiss on me, tug on me, rub on me, jump on me,
you bang on me, beat on me, hit on me, let go on me.
You, let go on me.

martedì 9 marzo 2010

Il personale è politico

Facebook abbassa i prezzi del primo concerto dei Metallica in Israele dopo dieci anni. Facebook chiede al TG1 di rettificare la notizia che dava Mills impropriamente assolto. Facebook alza il prezzo delle assicurazioni sul furto in appartamento. Epperò facebook fece arrestare un ladro che, mentre derubava un appartamento, aggiornò il proprio status sul computer della vittima. Ergastolo al 'killer di facebook' nel Regno Unito, mentre Billy Ballo è stato arrestato per stupro dopo aver adescato una 13enne su facebook. Gli Stati Uniti riaprono facebook a Iran, Sudan e Cuba 'per favorire il sostegno e la comunicazione dell'opposizione' ai regimi. Mentre il mistero avvolge le origini di facebook e lo spionaggio industriale. Facebook porta i Rage Against The Machine al primo posto della classifica dei singoli inglesi nella settimana di natale. Facebook sobilla e istiga agli attacchi fisici all'incolumità del premier. Le brigate rosse aprono un fan club su facebook. Facebook festeggia la vittoria di Mauro al Grande Fratello 10 e racconta il reality dei cassintegrati all'Asinara. Gruppi contro i down, a favore del nazismo, contro Berlusconi e pro Marco Carta. Su facebook si trovano anche gruppi antifacebook.

Io ricordo che un tempo non avevo il cellulare, poi non avevo messenger, poi non avevo facebook. Nel frattempo ho continuato ad avere una vita privata e a fare ben attenzione che rimanesse privata. Però certe cose ti circondano e non le puoi evitare. E trovo alquanto irritante che ogni giorno si debba leggere sul giornale di iniziative pur lodevoli che nascono su facebook e che raggiungono risultati straordinari in termini di partecipazione in pochi minuti. Come se un clic bastasse a lavare la nostra coscienza politica, a manifestare il nostro impegno concreto e la nostra volontà di cambiare le cose, lasciandoci un sacco di tempo libero per rovinare le nostre vite in una serie infinita di attività inutili, prive di contenuto, amorali, lassiste: perché dopo aver aggiunto il proprio nome ai sostenitori della liberazione del Tibet, si sente il bisogno di liberare la propria stupidità, rendendo noto a tutti i nostri 'amici' che ci è scaduto il latte.

Nel frattempo la nostra dimensione privata non esiste se non viene resa pubblica, ogni azione non diffusa diventa una non azione, ogni momento di intimità si trasforma in solitudine, mentre diventa sentimento quando condiviso con la massa. Oggi i nuovi motivi di vanto sono l'avercelo più lungo (il messaggio di status), la nuova emancipazione è averla addata (che poi continua a voler dire averla data, l'amicizia).

Io ci ho rimesso la vita privata. Non la mia, quella di chi mi stava intorno, quella vita che forse sarebbe stato meglio fosse rimasta privata. Per colpa di uno strumento cui mi rifiuto di cedere la mia intimità? No, per colpa di chi in quello strumento ha trovato la propria realizzazione. Di chi si illude di cambiare il mondo mentre urla al mondo, disperato, la propria solitudine.

sabato 6 marzo 2010

Rettifica

Apprendo or ora, di ritorno dall'Haggerston, che il governo ha appena approvato un decreto eversivo di interpretazione delle norme elettorali. Mi attendo a questo punto una bella legge che annulli le sentenze della magistratura, con i complimenti del compagno Fini.

venerdì 5 marzo 2010

Fiducia nelle istituzioni

E' quella che hanno sempre avuto i genitori di Federico Aldrovandi, che gli ha dato il coraggio di perseverare in una battaglia che a molti sembrava persa, che a molti ricordava Don Quijote e i mulini a vento. E che loro, con dignità, hanno vinto. E' quella che non ho avuto più io quando ho deciso di andarmene. E' quella che, a leggere le notizie, a sentire i telegiornali, penso non potrò avere mai più. Eppure a volte il mio paese riesce a stupirmi. A volte giustizia è fatta. Come nel caso di Federico, nonostante tre anni sospesi con l'indulto e un avanzamento di carriera non possano essere considerati una giusta pena per i quattro poliziotti che l'hanno ucciso. Come nel caso di Bolzaneto, perché le 44 condanne rappresentano un segnale, nonostante quasi tutti i reati siano ormai prescritti. Perché lo Stato sarà costretto a risarcire le vittime di quelle efferate violenze, compiute da chi lo Stato lo avrebbe dovuto rappresentare e invece lo ha disonorato. Quello stesso Stato che non adempie a degli obblighi volontariamente sottoscritti, e che per questo motivo permette a dei carnefici di vedere il loro reato prescritto perché il nostro ordinamento giuridico non prevede la tortura. A maggior ragione il risarcimento assume valore simbolico, è la condanna allo Stato da parte di sé stesso a pagare per i propri errori, è la conferma che nessun sistema può essere perfetto e nessuno deve pretendere che lo sia, fintantoché ad ognuno è assicurata la possibilità di vedere quegli errori puniti.

Certo, ora chi quei carnefici li ha difesi, sostenendo il valore morale del loro operato a tutela delle stesse istituizioni che oggi li hanno condannati, dovrebbe avere il coraggio di alzarsi, chiedere scusa e sentirsi moralmente condannato. Attendo fiducioso le dimissioni di Fini.

A due anni dalla laurea

Due anni fa, il 4 marzo 2008, mi veniva conferito il titolo di dottore. Non so perché mi ci volle così tanto, non capisco perché fossi spaventato dal cambiamento che finire l'università poteva rappresentare. Oggi sono passati due anni e non è cambiato niente. O meglio, è cambiato tutto ma nulla di tutto ciò ha a che vedere con l'essere diventato dottore. I due anni in più li avrei avuti lo stesso. La vita in un'altra città, in un altro paese, l'avrei scelta comunque. Alcune relazioni sarebbero finite ad ogni modo. La Virtus l'hanno uccisa anche senza di me. A memoria, i momenti più belli li ho passati da solo, in cima a una montagna, respirando aria fresca, fumo buono, velocità, affetto e gioia di un cane, e giocando forse per l'unica volta nella mia vita la parte di chi ha il controllo delle cose, e il piede in due staffe. Una bella sorpresa allora, e un sogno malizioso, si trasformarono poi nella realizzazione di quel sogno, e nella nemesi di quella stessa sorpresa. Mi stupii allora, come mi stupii ieri, di qualcosa che era scontato: e chissà quante altre sorprese mi sarei dovuto aspettare, quanti atti di espiazione di peccati sempre commessi e mai confessati, con la convinzione che, allora come ieri, un viaggio fosse sufficiente a guadagnarsi l'assoluzione.

Ma i peccati non si cancellano. Si perdonano, a volte, ma non si cancellano. Mi sono potuto permettere il lusso di ricordare con un sorriso un compleanno che non dimenticherò mai, pur non avendolo mai festeggiato, e mi ci sono voluti sei anni. Sei anni per sorridere di una persona che, tutto sommato, era solo stata onesta con me. Pur senza darmi ciò che meritavo, non era stata ipocrita. Aveva avuto il coraggio di fare una scelta, non aveva avuto il coraggio di dirmelo. Ma lei, almeno, non me lo nascose. Ed è anche per questo che resterà per sempre la migliore.

martedì 2 marzo 2010

European politics

This is what happened a few days ago in the European Parliament:
We were told that when we had a president, we'd see a giant global political figure - the man that would be the political leader for 500 million people. The man that would represent all of us on the world stage. The man whose job was so important that of course you're paid more than President Obama. Well, I'm afraid what we've got was you. And I'm sorry, but after that performance, earlier, that you gave - and I don't want to be rude - but, you know, really, you have the charisma of a damp rag and the appearance of a low-grade bank clerk. And the question that I want to ask is: Who are you? I'd never heard of you; nobody in Europe has ever heard of you. I would like to ask you, president, who voted for you? Is this European democracy? Well, I sense though that you're competent and capable and dangerous, and I have no doubt that it's your intention to be the quiet assassin of European democracy and of the European nation states. You appear to have a loathing for the very concept of the existence of nation states - perhaps that's because you come from Belgium, which of course is pretty much a non-country.

Well, Mr. Nigel Farage was quite wrong about the last statement, actually Mr. Van Rompuy is not from France.

martedì 23 febbraio 2010

Civiltà a confronto

Italia: "Solo bimbi cristiani in questo asilo". La nostra lezione quotidiana è che, in barba all'articolo 3 della Costituzione repubblicana, i figli dei negri e degli arabi non hanno diritto ad andare all'asilo, perché poi magari i genitori potrebbero chiedere che si tolga il crocifisso. Non è molto chiaro se, invece, all'asilo si possano iscrivere i comunisti, i divorziati e i peccatori.

Regno Unito: il Council invia ad ogni casa un questionario per decidere sul cambiamento di percorso di un autobus. Il questionario riporta traduzioni in bengali, somalo, francese, spagnolo, turco, curdo, polacco, vietnamita, urdu e cinese. Pare di capire, anche se non ci sono indicazioni chiare in merito, che possano votare anche i non cristiani.

lunedì 22 febbraio 2010

Italians

Di ritorno da una conferenza di Massimo D'Alema all'università, mi rendo improvvisamente conto della differenza tra gli italiani e gli inglesi (e qualsiasi altra popolazione civile): quando si vuole fare una domanda, loro alzano la mano, noi alziamo la voce.

E questo perché si era in un'unversità: altrimenti avremmo alzato le mani.

sabato 20 febbraio 2010

Il controllo dei media

In un paese normale, una notizia del genere sarebbe annunciata come titolo d'apertura da tutti i telegiornali nazionali con grande clamore, e il governo sarebbe costretto alle dimissioni. Invece il nostro èun paese in cui il padrone controlla l'informazione, l'informazione controlla i cittadini, i cittadini diligentemente si piegano, votano, obbediscono (a volte credono e combattono, pure). La notizia passa sotto silenzio, sulla cosiddetta stampa libera finisce in fondo, tra un aggiornamento su San Remo e il Papa che predica sicurezza negli aeroporti ("va rispettata l'integrità della persona", saranno quindi vietati gli scanner a due pezzi). E così la brava gente penserà che il prode governo ha riportato a casa quasi 100 milioni di euro che altra brava gente aveva portato illegalmente all'estero per paura che la sinistra gli togliesse i sudati risparmi di una vita. E invece quei soldi di evasori graziati da un governo di evasori sono meno di 35 milioni. Fonte: la rossa Banca d'Italia (amore mio). E ce lo vedo Bersani, al prossimo comizio elettorale, smentire Tremonti e raccogliere qualche malcelato sbadiglio dalla platea. Mentre, a casa, qualcuno si sarà convinto che lo scudo fiscale era una fantasmagorica arma difensiva, e che le nuove centrali nucleari servissero a farlo funzionare.

Free Queens Park Rangers!!!



Finalmente liberi!!! Il porco se n'è andato, si può tornare a girare per le strade di Londra a testa alta, fieri di portare sul petto quelle tre lettere intrecciate, quelle tre lettere che 9 anni fa entrarono nel nostro cuore, quelle tre lettere che hanno reso inconfondibili due storiche Fiat Punto, quelle tre lettere che rappresentano l'orgoglio di TorMarancia su Hattrick. Oggi si può tornare a guardare la classifica della Championship sapendo che ogni punto viene dal cuore di undici Hoops, e non dal portafogli di un ladro corrotto trafficone, la cui ascesa ricorda tristemente quella di un altrettanto corrotto Presidente del Consiglio. Entrambi ci avevano rubato un pezzo della nostra anima, ci avevano tolto la gioia, ci facevano vergognare. Oggi uno dei due ha cominciato a restituire. Ora aspettiamo che l'altro faccia lo stesso.

La rinascita inizia dalla vittoria odierna, Doncaster sconfitto 2-1 a Loftus Road.

Che paese di merda

Non è possibile. Questa è la dimostrazione più palese di come il livello culturale del nostro paese sia arrivato al fondo. Ed abbia cominciato a scavare. Passi per il ragazzino che con la solita insulsa e noiosa canzone pop vince la sezione giovani. Ma Enrico Ruggeri, uno dei pochi fascisti simpatici nella storia dell'universo, fatto fuori da Pupo e dal principe in una delle esibizioni più tristi, populiste, degaradanti, banali, irritanti che la patria ricordi. Ed è un dovere parlare di patria in una canzone che offende il luogo comune, per sottolineare il paradosso di uno che ama così tanto la sua patria da averle chiesto un risarcimento di svariati milioni di euro non appena fattovi ritorno.

Giustamente, a suggellare il trionfo della contraddizione, c'era l'allenatore più ipocrita e meschino della storia del calcio. A ricordarci, con la sua espressione tronfia, che in questo paese davvero tutti possiamo permetterci di fare la morale.

domenica 14 febbraio 2010

Aggiornamento

Premessa: questo post dovrebbe portare la data del 5 gennaio.

Contenuto: lei ha il cancro. No, non lei, quell'altra. E così è finita, stavolta quasi prima di cominciare, cioè a cominciare si era pure cominciato, ma si era cominciato tante volte, senza mai andare oltre l'inizio. Ché poi certe differenze saranno culturali, ambientali, l'educazione, il contesto, però io non le capisco.
Così come ben altre differenze non avevo capito, ma anche in questo caso l'educazione conta molto. L'averla ricevuta, innanzi tutto. Considerazioni ex post che alla data attuale, 14 febbraio e non 5 gennaio, mi fanno altresì pensare che più passa il tempo e più mi sembra impossibile che certe "differenze" mi siano sfuggite. Il distacco aumenta, l'acriticità e l'obiettività con esso, e tutto quel che rimane è un limpido quadro e una persona girata dall'altra parte, che quel quadro non vuole vederlo.
Mi rendo conto, tra l'altro, che oggi è (era) San Valentino. A giudicare dall'atmosfera che si respirava a casa, non mi stupisce non averlo notato fino al momento in cui ne ho scritto la data poche righe sopra. Ripensando ancora una volta a tutta la storia (sì, lo so, chi ci ripensa è cornuto), avrei dovuto ascoltare con più attenzione questa canzone. Merda.

sabato 2 gennaio 2010

Living is easy with eyes closed

Ho dentro una sensazione strana, di rabbia mista a rassegnazione, la sensazione che anche questa volta la responsabilità fosse mia, che ci fosse qualcosa che poteva essere fatto e che non ho fatto. Perché ho questa pretesa assurda di controllare ciò che accade, anche quando palesemente tutto mi sfugge dalle mani. Però ho la rara capacità di compiere articolati voli pindarici e convincere tutti, a partire da me stesso, che tutto vada esattamente come avevo pensato. Pensiero laterale. Deviato. Deviato da una linea retta in cui tutto quello che è successo non sarebbe dovuto succedere. Perché mi sarei fermato molto prima, e avrei capito prima che la mia vita era altrove. Quello che ora come allora non può andarmi giù è che le vite degli altri siano altrove, che io non possa disporre liberamente di tutto ciò che voglio. Non conosco la rassegnazione. Cinque anni, un figlio e un matrimonio per rassegnarmi che era andata, per sempre. Eppure la convinzione che quel figlio e quell'anello avrebbero potuto essere miei, se non avessi sbagliato qualcosa. Nell'ultima occasione in cui lasciai che a controllare non fossi io. Forse anche la prima, l'unica. L'amore. Quello che non provavo più, quello che avevo sostituito con il controllo. Quello che persi allora, così come ieri ho perso il controllo. Ed entrambe le volte per colpa mia, anche se tutto resta dentro la mia testa.
Fuori va tutto bene, fuori non è colpa mia, lei ha sbagliato, lei non doveva comportarsi così, tu sei stato perfetto e non è bastato. Ieri era un amore finito, oggi è un viaggio più bello. Anche se "the further one travels, the less one knows".

venerdì 1 gennaio 2010

Buon natale e felice anno nuovo

Il natale 2009 è passato portando con sè degli splendidi doni. Per fortuna che il natale viene solo una volta l'anno, devo cominciare a stare seriamente attento alle festività dopo quanto accaduto per il mio compleanno. Quello, per di più, era anche uno spettacolo già visto. A quanto pare invece il capodanno è passato via leggero, senza strascichi: una festa mediocre, anche questa nella migliore tradizione (ne ricordo uno passato a casa malato, uno trascorso leggendo un topolino d'annata appoggiato ad una porta chiusa, uno speso a girovagare per Fiumicino prima di fare felicemente ritorno a casa). Così la vita continua, con i soliti inganni e i soliti ingannatori: e allora tra un week-end in Cornovaglia e una vita in Australia il passo è breve, ed io voglio pensar male e dire che a certa gente manca il coraggio di dire la verità, perché per tutto il resto il coraggio si trova. Così come voglio pensar male di Giuseppe Graviano, che fa scena muta al processo Dell'Utri perché inabilitato a parlare dai rigori del 41 bis, e dopo una settimana si trova con l'isolamento revocato. Ed il mio silenzio, in tutto questo, è normale? In un mondo ideale starei urlando tutta la mia rabbia, e tante altre volte avrei urlato. Nel mondo reale, invece, tutto quello che mi è concesso sono cinque anni di attesa per scoprire la verità, e se sono fortunato mi danno lo sconto di pena.