Mi trovo costretto a commentare un fatto di cronaca, ché di solito mi guardo bene anche solo dal leggere sul giornale. E' storia recente l'omicidio di Sarah Scazzi, per quanto ne so una storia di orrore familiare. E' storia ancora più recente la sparizione di Yara Gambirasio, e un tunisino è stato fermato con l'accusa di omicidio e occultazione di cadavere. Colpevole o innocente, sinceramente non mi riguarda e non mi interessa. Ciò che mi spinge a scrivere e commentare non è il circo mediatico che l'Italietta costruisce attorno a questi casi di cronaca nera (come fu per l'omicidio di Meredith o per quello di Chiara Poggi o per la strage di Erba o il delitto di Cogne o, ancora più indietro, la ragazzina che uccise la madre e il fratellino di cui ho rimosso il nome, anzi no, Erika) o il triste spettacolo dei pullmann di turisti dello squallido che si recano in pellegrinaggio sui luoghi del delitto, ma un articolo apparso su Repubblica. In cui un giornalista alle prime armi (a giudicare dalla qualità lessicale del pezzo) ripercorre le centinaia di messaggi apparsi su facebook in merito alla vicenda.
In primo luogo non sapevo che commentare su un forum fosse argomento di cronaca, e a giudicare dal contenuto dell'articolo in effetti sembra non esserlo. Un'accozzaglia di luoghi comuni espressi in un italiano povero ('rimettiamo la pena di morte'), attestati di ignoranza ('basta con questi rumeni extracomunitari'), falsi miti a sfondo razzista e vagamente sessista ('i clandestini vengono a rubarci il lavoro e a violentare le nostre donne'). Ma evidentemente quando su un argomento c'è poco da dire, si ricorre alle opinioni della gente di strada, sul modello brevettato da 'La vita in diretta' per far meglio capire a noi lettori incapaci di formarci un'opinione come veramente la pensiamo. Ma nessuno sembra preoccupato del fatto che, mentre una ragazza scompare, la società civile (o morbosi virtuali?) si mobilita su internet iscrivendosi al gruppo 'ritroviamo Yara' (Yara poi, ma che nome è?). A che serve? Chi ne beneficia? Anche volendo considerare il valore 'sociale' di un social network, quale lato della nostra personalità viene evidenziato dal sottoscrivere un tale appello? Si intende solo dare libero sfogo al razzismo imperante ed ipocrita di quelli che dicono 'io non sono razzista, ma questi rumeni extracomunitari...' mentre la badante rumena (ricordiamolo, non extracomunitaria) pagata in nero gli rassetta la cucina? E, nel caso, vale veramente la pena scriverci un articolo di giornale?
In primo luogo non sapevo che commentare su un forum fosse argomento di cronaca, e a giudicare dal contenuto dell'articolo in effetti sembra non esserlo. Un'accozzaglia di luoghi comuni espressi in un italiano povero ('rimettiamo la pena di morte'), attestati di ignoranza ('basta con questi rumeni extracomunitari'), falsi miti a sfondo razzista e vagamente sessista ('i clandestini vengono a rubarci il lavoro e a violentare le nostre donne'). Ma evidentemente quando su un argomento c'è poco da dire, si ricorre alle opinioni della gente di strada, sul modello brevettato da 'La vita in diretta' per far meglio capire a noi lettori incapaci di formarci un'opinione come veramente la pensiamo. Ma nessuno sembra preoccupato del fatto che, mentre una ragazza scompare, la società civile (o morbosi virtuali?) si mobilita su internet iscrivendosi al gruppo 'ritroviamo Yara' (Yara poi, ma che nome è?). A che serve? Chi ne beneficia? Anche volendo considerare il valore 'sociale' di un social network, quale lato della nostra personalità viene evidenziato dal sottoscrivere un tale appello? Si intende solo dare libero sfogo al razzismo imperante ed ipocrita di quelli che dicono 'io non sono razzista, ma questi rumeni extracomunitari...' mentre la badante rumena (ricordiamolo, non extracomunitaria) pagata in nero gli rassetta la cucina? E, nel caso, vale veramente la pena scriverci un articolo di giornale?


