Poche idee, ma confuse.

Di che cosa parlo in questo angolo di spazio libero

giovedì 17 febbraio 2011

Mi è appena venuto in mente il ricordo di un fatto apparentemente insignificante. Mia sorella, che nella lontana estate del 1993 (o forse '94), mette i soldi in un juke box di un (all'epoca) piccolo villaggio della Sardegna, nascosto tra i pini. E tra le tante canzoni sceglie "Hope of Deliverance", singolo di medio successo e media qualità di Paul McCartney. Ma non importa, mia sorella ascolta quella canzone e le piace, lei ha sempre avuto un gusto spiccato per la musica media. A tal punto che (forse quella stessa estate, il ricordo è vago) decide di comprare il CD usato di Paul McCartney da cui quella canzone è tratta, "Off the Ground". CD ascoltato poi forse meno di dieci volte, ma questo non è importante.
Quel che importa (o la morale della favola) è che a casa avevamo ricevuto un'educazione tale che in un juke box con mille canzoni avremmo comunque scelto una canzone dei Beatles. O una di un membro solista dei Beatles. Al limite una cover. Sembra una piccola cosa, ma ripensandoci mi è venuto in mente che voglio bene a mia sorella e a mio padre per questi ricordi. E che l'educazione che un padre impartisce al proprio figlio è la cosa più preziosa che un figlio possa ricevere. Quel che sarà dipende da ciò che ha imparato.

mercoledì 9 febbraio 2011

Ritorno a Parigi

Sabato, ore 9.50, Gare du Nord: metto di nuovo piede a Parigi, dopo oltre 7 anni. La città non è cambiata, mi accoglie con il suo sguardo traverso, percepisco la tensione nell'aria umida ed elettrica e reciproco il mio odio. Poi rapidamente mi defilo, ci trasferiamo a Saint Denis dove la città si mostra senza trucco, in tutta la sua settarietà: unico bianco in mezzo ai neri, in un sobborgo ferito da cantieri che hanno l'aria di essere lì da molto tempo, impalcature polverose, niente marciapiedi, qualche asse di legno poggiata sul selciato. Macchine arrugginite producono rumori inquietanti, un ragazzo (nero anch'egli) in giacca e cravatta si staglia nella massa come un'eccezione che sottolinea la tristezza della regola. Arriviamo finalmente in un grande spazio occupato, un edificio le cui stanze sono state trasformate in atelier: perché a Parigi riappropriarsi di uno spazio vuol dire diventare artista, ed imparare l'arte della dissimulazione con la quale la città intasca i soldi di migliaia di turisti ignari. Turisti che a Saint Denis ci vanno a vedere il rugby, magari, ma che poi tornano felici nei loro alberghi in centro, lontano dalle banlieue, lontano dai neri, lontano dalla polvere e da quella donna senza trucco. Turisti che vanno a Parigi spesso per celebrare il proprio amore nella città capitale del Romanticismo. Gente che non sa che a Parigi l'amore può anche finire.