Poche idee, ma confuse.

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venerdì 5 marzo 2010

A due anni dalla laurea

Due anni fa, il 4 marzo 2008, mi veniva conferito il titolo di dottore. Non so perché mi ci volle così tanto, non capisco perché fossi spaventato dal cambiamento che finire l'università poteva rappresentare. Oggi sono passati due anni e non è cambiato niente. O meglio, è cambiato tutto ma nulla di tutto ciò ha a che vedere con l'essere diventato dottore. I due anni in più li avrei avuti lo stesso. La vita in un'altra città, in un altro paese, l'avrei scelta comunque. Alcune relazioni sarebbero finite ad ogni modo. La Virtus l'hanno uccisa anche senza di me. A memoria, i momenti più belli li ho passati da solo, in cima a una montagna, respirando aria fresca, fumo buono, velocità, affetto e gioia di un cane, e giocando forse per l'unica volta nella mia vita la parte di chi ha il controllo delle cose, e il piede in due staffe. Una bella sorpresa allora, e un sogno malizioso, si trasformarono poi nella realizzazione di quel sogno, e nella nemesi di quella stessa sorpresa. Mi stupii allora, come mi stupii ieri, di qualcosa che era scontato: e chissà quante altre sorprese mi sarei dovuto aspettare, quanti atti di espiazione di peccati sempre commessi e mai confessati, con la convinzione che, allora come ieri, un viaggio fosse sufficiente a guadagnarsi l'assoluzione.

Ma i peccati non si cancellano. Si perdonano, a volte, ma non si cancellano. Mi sono potuto permettere il lusso di ricordare con un sorriso un compleanno che non dimenticherò mai, pur non avendolo mai festeggiato, e mi ci sono voluti sei anni. Sei anni per sorridere di una persona che, tutto sommato, era solo stata onesta con me. Pur senza darmi ciò che meritavo, non era stata ipocrita. Aveva avuto il coraggio di fare una scelta, non aveva avuto il coraggio di dirmelo. Ma lei, almeno, non me lo nascose. Ed è anche per questo che resterà per sempre la migliore.

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