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giovedì 29 aprile 2010

Addio Furio



Se n'è andato ieri uno degli uomini che ha portato l'Italia fuori dal fascismo. Uno che andava in giro con l'Unità sotto al braccio. Un maestro del cinema italiano, che insieme ad Agenore Incrocci aveva dato vita al duo Age&Scarpelli, marchio di fabbrica della commedia all'italiana, genere prima disprezzato, poi amato, poi svilito. Innumerevoli i film capolavoro che portano la loro firma e segnano il racconto di un'Italia che cercava di ripartire, di uscire dagli anni nefasti della dittatura, che sopperiva con l'arte di arrangiarsi all'assenza di forza, soldi, speranza. Da "I soliti ignoti" a "C'eravamo tanto amati", da "La grande guerra" a "Tutti a casa", da "L'armata Brancaleone" a "Il buono, il brutto, il cattivo". In ognuno di questi film il ritratto di personaggi comuni, che riuscivano a strappare un sorriso e una riflessione, che diventavano eroi per il loro essere antieroi. Che si rendevano conto, alla fine, di essere buoni al massimo per lavorare, che (moderni Robin Hood) volevano rubare ai ricchi ma non avrebbero mai tradito i poveri, che sognavano un paese diverso e acculturato, che avrebbero ucciso per soldi ma si sarebbero fatti uccidere per amore. Che andavano dal re della mezza, ed ordinavano sempre una mezza porzione di pasta e ceci, abbondante. Mai una sana, scarsa.

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