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lunedì 1 giugno 2009

Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band



1° giugno 1967, viene pubblicato in Gran Bretagna l'album "Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band"

Capolavoro indiscusso dei Beatles (come quasi tutti i loro dischi) e della musica contemporanea, spesso considerato il più bel disco dei quattro di Liverpool (a torto o a ragione? non posso dirlo, poiché i gusti sono soggettivi), sicuramente è stato il 33 giri più influente del gruppo e probabilmente, anzi no sicuramente, della storia della musica. Uno dei dischi più venduti di sempre, Sgt. Pepper rappresenta una svolta storica dal punto di vista musicale, culturale, commerciale, simbolico. Primo concept album della storia, è anche il primo Lp a riportare i testi delle canzoni in quarta di copertina. Le dissolvenze incrociate, i loop, l'inner groove, il fischio per cani (!) rappresentano delle novità pressoché assolute per la musica dell'epoca. I riferimenti alle droghe, alla vigilia della Summer of Love, abbondano fin dalla copertina psichedelica, passando per la Lucy nel Cielo con Diamanti e per il circo di Mr. Kyte fino alla maestosa chiusura di A Day in the Life, dove Paul e John si lasciano andare ad affermazioni fin troppo esplicite (che spingeranno la BBC a censurare il brano e ad oscurarne i passaggi radiofonici). Costellato di riferimenti più o meno volontari alla morte presunta di Paul McCartney (indizi che John sarcasticamente sconvolgerà in Glass Onion l'anno successivo), dalla mano sopra la sua testa in copertina, alla foto di spalle nel pieghevole, alle parole e alle allusioni sparse lungo tutto l'album. Ma il potere di Sgt. Pepper è soprattutto nella musica, visionaria, profonda, complessa, punto di arrivo di un percorso cominciato nei club di Amburgo e che rese i Beatles il più grande gruppo della storia, grazie alla continua ricerca del confine per poterlo superare, aggirare attraverso il ricorso alla fantasia o più spesso attraverso la pazienza e la competenza dei tecnici di Abbey Road. Lennon, ad esempio, chiese (ed ottenne) da Martin di sentire l'odore della segatura in Being for the Benefit of Mr. Kyte!, scritta dopo aver comprato una vecchia locandina circense in un mercato dell'usato. McCartney voleva che un'orchestra di 40 elementi improvvisasse su 24 battute, Harrison andò a registrare a Bombay. Il risultato fu un album talmente potente che Jimi Hendrix volle rendergli omaggio suonando una cover della title track appena 24 ore dopo l'uscita del disco. Un disco che ha lasciato il segno.

Oggi sono passati 42 anni da quel 1° giugno, e ad ascoltare Sgt. Pepper si capisce il significato del concetto di opera senza tempo. Un disco immortale, che non invecchia, che ti regala nuove emozioni ad ogni ascolto. Un disco che idealmente doveva essere un viaggio nei luoghi della vita dei Beatles iniziato con Strawberry Fields Forever e con Penny Lane, viaggio piegato alla bieca volontà della casa discografica che voleva un nuovo singolo da pubblicare e che fece saltare il progetto (ma che fece venir fuori, paradossalmente, il più bel 45 giri della storia), Sgt. Pepper diventò un viaggio nei luoghi dell'anima, una sorta di colonna sonora per una Alice che ci accompagna per mano nel mondo multicolore di Bianconiglio e di Mr. Kyte. E come in un libro di Lewis Carrol, dove tutto è al contrario, i Beatles ci rivolgono il loro invito alla fine dell'ultima canzone: I'd love to turn you on.

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