Credevo di essermi sbagliato. Credevo che, questa volta, avessi finalmente incontrato una donna che smentisse clamorosamente le mie supposizioni. Una donna che, vinta l'innata tentazione alla malizia grazie ad una pessima bottiglia di vino, avesse deciso di far parlare il suo cuore. E mi sentivo felice, perché tornavo a vedere la speranza, a mia volta, di incontrare una donna che pensasse nel suo stesso modo. Mi vedevo, improvvisamente, restituita la possibilita' di credere nel rispetto e nella sincerita'. Di tornare a sognare una relazione in cui l'amore fosse libero di esprimersi senza timore di essere deriso. Certo, due parole scambiate fugacemente, lontano dagli altri astanti, in un momento di debolezza ed improvvisa sincerita', non potevano essere abbastanza per sconvolgere anni di dissacranti e disilluse convinzioni sul rapporto di coppia. Ma per un attimo, quel suo tremare, forse dal freddo o forse dall'emozione, quel suo fissare il buio davanti a lei proiettandovi l'immagine di una persona lontana, non esente da colpe ma non per questo meritevole di stare male, tutto questo mi aveva riportato ai giorni in cui anch'io ero un illuso, e mi lasciavo trasportare. Poi finii per credere che lasciarsi trasportare fosse solo causa di sofferenza. Da allora non ho smesso di vedere dolore ovunque, quasi sempre accompagnato dalla cinica consapevolezza di chi ferisce e dalla rassegnazione di chi soffre. Ho sperimentato sulla mia pelle il sapore acre dell'inganno, stavolta dall'altra parte. Eppure ieri sera, per un attimo, mi sono rivisto in quella terrazza, rivolgermi a me stesso per dirmi che non tutti gli uomini sono uguali, che c'e' ancora qualcuno che gelosamente custodisce il rispetto per il partner come principio cardine della propria etica, e come diritto inalienabile per l'altro. Il momento di debolezza, indotto anch'esso dallo stesso, pessimo vino, mi spingeva a sentire una certa affinita', a rivedere un percorso parallelo, il viaggio, la paura, le emozioni represse e nascoste, i tetti di quell'angolo di Firenze. Ed infine il collasso, l'implosione, energia che non ha piu' la forza di espandersi e si concentra in un piccolo corpo dalla massa insostenibile. Ma vedevo, ieri sera, un finale diverso, di chi riesce a cogliere in tempo le parole necessarie a fermarsi prima di varcare il limite. Un finale in cui l'amore poteva vincere o perdere, ma in cui il rispetto avrebbe comunque trionfato. E, sospirando e guardando anch'io quello stesso buio, feci un respiro profondo e mi sentii rassicurato, di nuovo consapevole che non esistono certezze.
Poi la notte, il freddo, un solo alito di vento e ho visto il castello di carte crollare inesorabilmente. Ho visto le sue certezze, ispirate dai dubbi, tornare ad essere dubbi a loro volta. Le parole hanno il loro peso, a volte, ma quel peso e' spesso pari a zero. La tentazione a lasciarsi andare e' spesso una soluzione molto piu' agevole del dovere di assumersi le proprie responsabilita'. La decisione mostrata poche ore prima, la convinzione che fosse giusto lottare per difendere cio' in cui si crede, tutto cedeva di fronte all'insistenza della tentazione. Ma, in fondo, giusto e sbagliato sono concetti relativi, giusto e' tutto cio' che ci sentiamo di fare se ci sentiamo di farlo. E nessuno puo' permettersi di giudicare cosa sia giusto per un'altra persona. Mi aveva convinto, certo, che per lei la cosa giusta da fare fosse un'altra. Forse aveva commesso l'errore di convincere la persona sbagliata, solo per cercare di convincere sé stessa, senza riuscirci veramente. Ed io mi ero, ingenuamente, lasciato convincere, quando invece di fronte avevo una persona stanca di lottare per qualcosa del cui valore non era piu' certa. Poi, per lei, la scelta di lasciarsi andare, di tradire sé stessa prima di chiunque altro. Per me, solo la rabbia di lasciar andare, ancora una volta, l'illusione di non essere l'unico ad avere idee sbagliate. Stamattina, quando mi sono svegliato, ero solo, con le stesse idee di ieri. Il vento aveva portato via le carte, l'illusione, e quelle immagini proiettate sul buio.
Poi la notte, il freddo, un solo alito di vento e ho visto il castello di carte crollare inesorabilmente. Ho visto le sue certezze, ispirate dai dubbi, tornare ad essere dubbi a loro volta. Le parole hanno il loro peso, a volte, ma quel peso e' spesso pari a zero. La tentazione a lasciarsi andare e' spesso una soluzione molto piu' agevole del dovere di assumersi le proprie responsabilita'. La decisione mostrata poche ore prima, la convinzione che fosse giusto lottare per difendere cio' in cui si crede, tutto cedeva di fronte all'insistenza della tentazione. Ma, in fondo, giusto e sbagliato sono concetti relativi, giusto e' tutto cio' che ci sentiamo di fare se ci sentiamo di farlo. E nessuno puo' permettersi di giudicare cosa sia giusto per un'altra persona. Mi aveva convinto, certo, che per lei la cosa giusta da fare fosse un'altra. Forse aveva commesso l'errore di convincere la persona sbagliata, solo per cercare di convincere sé stessa, senza riuscirci veramente. Ed io mi ero, ingenuamente, lasciato convincere, quando invece di fronte avevo una persona stanca di lottare per qualcosa del cui valore non era piu' certa. Poi, per lei, la scelta di lasciarsi andare, di tradire sé stessa prima di chiunque altro. Per me, solo la rabbia di lasciar andare, ancora una volta, l'illusione di non essere l'unico ad avere idee sbagliate. Stamattina, quando mi sono svegliato, ero solo, con le stesse idee di ieri. Il vento aveva portato via le carte, l'illusione, e quelle immagini proiettate sul buio.
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