
Iniziai a praticare la Capoeira per gioco, ricordo di aver visto una roda al Parque del Retiro, un'estate, a Madrid, in un momento particolare (stavo litigando con Eleonora, e questo non sarebbe poi tanto particolare, ma era una discussione particolarmente pesante in un momento particolarmente pesante), e quando tornai a Roma decisi di provare, anche perché avevo lasciato il lavoro in piscina ed Eleonora era partita per Firenze. E sin dall'inizio rimasi affascinato dalla leggiadria dei movimenti di questo fascio di muscoli alto poco piu' di un barattolo, che rispondeva al nome di Mestre Ratinho. Ma non fu solo quello a colpirmi. Poco a poco iniziai a rendermi conto dello spirito che animava tutte le persone che frequentavano la palestra, dell'energia che ogni allenamento sprigionava, della continua sfida con se stessi che nessuno tramutava in sfida con gli altri. C'era, piuttosto, un desiderio di aiutare chi sbagliava, di dimostrare la propria maturita' correggendo gli errori altrui. Nel farlo nessuno si poneva con atteggiamento di superiorità. C'era rispetto, c'era sempre la mano tesa di chi ti aveva buttato per terra e subito ti aiutava a rialzarti. Fu così che riuscii a superare l'inevitabile timidezza iniziale e a entrare a far parte del gruppo. Poi venne il batizado, e ancora ricordo il calore e l'energia che quei tre giorni mi trasmisero (n.b.: per calore intendo temperatura, dentro quella palestra a fine giugno facevano 40 gradi, c'era un'umidita' che si aggirava intorno al 99% e fino a un metro da terra il fetore di piedi cotti rendeva l'aria letteralmente irrespirabile). Non avevo mai creduto al concetto di energia fino a quei giorni. Oggi a quell'energia do il mio piccolo contributo. Certo qui da Londra è dura, e la capoeira è una delle cose che mi mancano di piu'. Ma ogni volta che torno mi sento a casa, come se non fossi mai mancato (apparte il fatto che io sono sempre una pippa scandalosa e gli altri fanno i voli). Così come la settimana scorsa: quattro giorni di allenamento, tre di festa, per una media di 23.9 ore al giorno insieme al resto del gruppo. Gente che ha la forza di sudare ininterrottamente da mezzogiono alle 8 di sera, poi si incontra al baretto alle 11 per andare alla festa all'una e farsi cacciare dal locale alla chiusura, verso le 5. Per ricominciare a sudare a mezzogiorno del giono dopo (che è pure domenica).
E io mi ritrovo qui, per le strade di Londra, a pedalare solitario in mezzo al traffico con le cuffie nelle orecchie, intonando un sentito ringraziamento al mio mestre, che mi insegnò la capoeira.
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